C’era una volta a Venafro – non è il tradizionale incipit di una favola, ma tutt’altro …- una strada comunale, esattamente quella che “circumprocedeva” intorno a Castello Pandone, ossia che girava attorno allo storico involucro medievale mettendo in collegamento altre arterie nei pressi ed il quartiere Colle col resto dell’abitato cittadino.

Trattasi di Via Tre Cappelle che, arrivando da est, girava a nord attorno al Pandone e procedeva verso ovest per collegarsi con Via Mura Ciclopiche. Arteria cioè utilissima e determinante per muoversi nel quartiere più a nord di Venafro, il Colle appunto, e da tale rione raggiungere comodamente il resto dell’abitato cittadino. Un bel giorno però, o meglio un brutto giorno …, la strada in argomento venne interrotta e sbarrata con transenne ect. sia al transito su gomma che pedonale a seguito dei radicali svuotamenti attorno al Pandone, opere di sbancamento che portarono di fatto alla soppressione della transitabilità della predetta arteria, che da allora risulta interrotta e chiusa.

Quanti anni sono trascorsi da tutto questo ? Tantissimi e non s’intravede soluzione di sorta. Sbarramenti, transenne e chiusure sono rimasti, con la conseguenza di ritrovarsi con una strada comunale praticamente cancellata ! Oggi, volendo spostarsi esternamente da sud a nord del Pandone, e non essendoci più l’arteria che un tempo girava intorno al maniero che fu del Principe Enrico Pandone, occorre fare un lungo e vizioso giro che comporta tempo e disagi. Esattamente gli stessi problemi che quotidianamente e da anni incontrano i residenti del Colle per spostarsi dal loro rione e raggiungere il resto dell’abitato cittadino, oppure per rientrare a casa.

Ed allora le domande degli abitanti del quartiere : “A quando la ripresa dei lavori intorno al Pandone e la riapertura della strada interrotta e sbarrata da anni ? Ogni giorno incontriamo disagi consistenti per rientrare o spostarci da casa, per cui sollecitiamo la conclusione delle opere in modo da riaprire al transito la strada che gira intorno al castello. Solo allora recupereremo la vivibilità perduta. Viceversa i nostri problemi quotidiani resteranno”.

Tonino Atella