Di redazione cronaca

Sarà il Nucleo Antisofisticazione e Sanità dell’Arma di Campobasso ad investigare sulla denuncia presentata dal “Comitato Dignità e verità”. A deciderlo è il Procuratore capo della Procura della Repubblica di Campobasso, Nicola D’Angelo che, secondo indiscrezioni, avrebbe aperto il fascicolo d’inchiesta delegando appunto i Nas a far luce su eventuali responsabilità delle istituzioni dopo la morte dei numerosi pazienti all’ospedale Cardarelli di Campobasso.

I familiari delle vittime, dopo aver costituito il Comitato Dignità e Verità lo scorso 3 dicembre 2020, hanno dato mandato all’avvocato Vincenzo Iacovino ad essere rappresentati per accertare le responsabilità sulla gestione dell’emergenza sanitaria. La gente – si legge nella nota – continua a morire e a non ricevere le dovute cure per mancanza di posti letto. Vogliamo dignità e verità per capire se quelle morti si sarebbero potute evitare” aveva spiegato Francesco Mancini il presidente del Comitato.

Alla base del ricorso c’è la responsabilità di chi ha voluto il centro Covid all’ospedale Cardarelli di Campobasso nella consapevolezza che sarebbe diventato un disastro sanitario. E’ notorio che l’esposto, su cui poggiano le indagini avviato dal Procuratore Nicola D’Angelo, parte dal fatto che in Molise “nonostante i diversi ospedali disponibili e con le caratteristiche indicate del Ministero della salute (Larino, Venafro, Agnone), l’amministrazione Regionale e la Asrem hanno ritenuto, già dall’insorgere della pandemia, di concentrare, in modo irresponsabile, gli accertamenti e i ricoveri dei positivi al Coronavirus nel pubblico ospedale Cardarelli, occupando così di fatto i posti delle unità operative di malattie infettive e di terapia intensiva con aumento della possibilità del rischio di diffusione di infezioni al personale e ai malati della intera struttura. Con molteplici gravi conseguenze che potrebbero costituire il nesso causale di diversi decessi”.

Strutture promiscue, numero di personale medico e infermieristico rapportato ai posti letto e ai ricoverati al di sotto del numero previsto e consentito dal decreto ministeriale 13/9/1988 che determina gli standard del personale ospedaliero, ricoverati per Covid deceduti presso il reparto di malattie infettive senza poter essere intubati e senza poter accedere ai reparti di malattie infettive sono solo alcuni punti della dettagliata denuncia presentato dal legale del Comitato Vincenzo Iacovino.

Niente potrà restituire ai loro cari i defunti. Non ci saranno azioni sufficienti che potranno alleviare il dolore nel sapere che i propri cari sono morti senza ricevere neppur un bicchier d’acqua quando avevano sete. Tutto comprovato da filmati, registrazioni, audio di chi oggi non c’è più. Testimonianze dirette su cui la magistratura ha il dovere di fare chiarezza per restituire dignità a quei morti di stenti accertando, se ci sono, responsabilità di aver creato un inferno nell’ospedale pubblico di Campobasso.

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