di Christian Ciarlante

Da quasi due settimane nel vortice del circo mediatico è finito il sindaco di Riace, paesino calabrese che fino a ieri, era sconosciuto alla maggioranza degli italiani. Non amo i santi, detesto i martiri e odio i furbi, ma nel caso specifico, mi riservo di dire quanto basta, per ora, preferisco attendere la conclusione di questa strana vicenda per dire qualcosa in più.

Mi preme dire, però (ma questa è una mia opinione personale), che il modello di accoglienza “forzoso”, messo in campo dal primo cittadino calabrese Domenico Lucano, non mi convince per nulla. Riempire un paesino di tanti migranti di nazionalità, cultura e religione diversa alla lunga non potrà che generare problemi. La storia del siamo tutti uguali, tutti fratelli, del ‘volemose bene’, lasciamola a Famiglia Cristiana. Ogni tanto un po’ di sano realismo non guasterebbe.

Come tutte le cose create ad arte, hanno un inizio e spesso e volentieri una fine. A volte per fare troppo del bene, infischiandosene delle leggi e delle regole, si rischia di fare del male a noi stessi e agli altri. Ma voi davvero pensate che un paesino del profondo Sud possa rinascere in questo modo?

Se questa è la ricetta perfetta dell’integrazione/accoglienza, consentitemi, di essere preoccupato ancora di più per il futuro. Consiglio a chi ne avesse voglia, di guardare al modello tedesco attuale. Anche in questa circostanza abbiamo trasformato una vicenda giudiziaria in un match tra destra e sinistra, tra innocentisti e colpevolisti, tra estremisti e buonisti, la solita patetica pantomima da stadio. Tifoserie sugli spalti e via con i cori da derby. L’italiano ‘banderuola’, che oggi difende il povero Sindaco vittima della giustizia criminale e del regime, domani, qualora fosse effettivamente colpevole, sarà subito pronto a saltare sul carro degli accusatori.

E pensare che hanno messo in croce, il povero Silvio, solo perché aveva dichiarato che Ruby era la nipote di Mubarak. Nessuno aveva capito che si trattava di un nuovo sistema di accoglienza per salvare donnine di facili costumi in fuga dalle guerre. L’italia è, e continuerà ad esserlo, purtroppo, una Repubblica fondata sull’avanspettacolo.

Il modello Riace si sarebbe dissolto da sé, senza bisogno di mettere in piedi tutto questo patetico teatrino. Mettetevi in testa che la Calabria non è la Florida. Senza fondi non c’è un futuro, è solo grazie ai denari messi a disposizione dal Viminale che la baracca è rimasta in piedi. Se la soluzione per ripopolare i paesini a rischio desertificazione era così semplice, perché, mi chiedo, gli stessi aiuti non sono stati offerti ai tanti giovani calabresi che si grattano i gioielli di famiglia, dalla mattina alla sera, in cerca di occupazione? Dovevano arrivare i migranti per far rinascere realtà lasciate morire dalla crisi e dai vari governi, inetti, succedutisi negli ultimi 50 anni?

Se il nostro Paese non torna a cresce, se il Pil continua ad essere claudicante, se mancano gli investimenti, se non si produce ricchezza, se non si creano nuovi posti di lavoro e, soprattutto, non si attuano politiche per incentivare ed aiutare gli italiani a fare figli, ma di cosa dobbiamo parlare? Solo in presenza di una robusta ripresa economica si potrebbe incominciare a parlare di modelli, che più o meno, potrebbero funzionare, ma senza il continuo foraggiamento da parte dello Stato. E solo in questo caso, si potrebbe discutere seriamente del capitolo integrazione. Basta con l’assistenzialismo. Questo è un altro dei grandi mali che affligge l’Italia. Prima lo capiremo e meglio sarà per tutti noi.

Il Sindaco Lucano ha dichiarato: “Sono dell’idea di portare avanti il modello Riace anche senza finanziamenti pubblici, per fare tornare Riace alle origini”. Buona fortuna caro Sindaco! Torno a ripetere, senza i fondi necessari per l’accoglienza questo modello è destinato a dissolversi. Nelle casette del borgo vivono circa 500 migranti che convivono con un migliaio di riacesi.

Nel piccolo paesino calabro ci sono piccoli laboratori artigianali in cui lavorano più di 80 persone. Per mantenere questo equilibrio finanziario servono soldi, ma nel momento in cui ci sono stati ritardi nei pagamenti, ecco che il sistema ha iniziato a scricchiolare. Per rimediare al problema, il Sindaco, si è inventato una moneta locale virtuale, spendibile solo a Riace. Per un po’ di tempo è andato avanti con queste banconote, ma poi si è accorto che non ce la facevano più a sopportare l’onere economico.

Prima poi, statene certi, finirà l’iniezione di denari per aiutare i profughi, e allora sì, che voglio vedere le facce, di chi oggi, ha fatto business sulle spalle di questi poveri cristi. Non possiamo mantenere ‘sine die’ gente che attende un futuro migliore, senza fare niente tutto il giorno  (in questo caso non mi riferisco al modello Riace), per riempire le tasche di tanti falsi buoni samaritani.

Presto o tardi di Riace non sentiremo più parlare, anche questa storia finirà nel dimenticatoio. Sarà solo ripescata nelle future campagne elettorali. Male che vada, ritroveremo Domenico Lucano candidato alle elezioni Europee o al Parlamento per portare avanti le sue battaglie, per cui, cari italiani #statesereni.

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