di Angela Mazzaroni

In un’epoca di dinamismo e progresso tecnologico sempre più proiettata al futuro, sorprende il rispetto delle tradizioni culturali e religiose presente nelle feste patronali. Un esempio concreto è la Festa di San Nicandro, Marciano e Daria che avrà luogo nei giorni 16, 17 e 18 giugno a Venafro.

Come ogni anno, la città si fermerà per onorare degnamente i propri protettori. Secondo la tradizione popolare, a cui sembra non si possa dare una totale valenza scientifica a livello storico, all’inizio del IV secolo le persecuzioni ordinate contro i cristiani dall’imperatore Diocleziano raggiunsero anche l’antica Venafrum dove, tra l’anfiteatro romano e il tempio pagano dell’antica Dea Bona, sulle cui fondamenta fu costruita l’attuale Cattedrale di Santa Maria Assunta in cielo, vivevano due ufficiali dell’esercito romano, Nicandro e Marciano.

Le fonti storiche non si pronunciano sulla loro provenienza, forse nativi della Grecia o addirittura provenienti dalla Bulgaria. Anche sul vincolo familiare ci sono voci discordanti, alcune fonti storiche parlano di due fratelli, ma ciò su cui la tradizione è concorde è nel riferire l’assoluto coraggio dei due nel rifiutare di compiere dei rituali pagani poiché adepti della nascente Fede cristiana.

Al martirio dei due ufficiali romani si unì anche quello di Daria, moglie di Nicandro, anch’essa convertita al cristianesimo, punita perché ritenuta colpevole di aver incitato il proprio sposo a non abiurare la propria Fede religiosa. In un luogo, ancora oggi conosciuto, come le carceri di San Nicandro, furono tenuti prigionieri. Per ordine di Massimo, prefetto della Campania furono decapitati e seppelliti nel luogo dove sorgerà la Basilica a loro dedicata.

Sotto l’altare maggiore della Basilica, negli anni trenta, fu rinvenuto il sepolcro di San Nicandro. La leggenda vuole che nei giorni di festa dal sepolcro fuoriesca un liquido misterioso, denominato “santa manna”, al quale si attribuiscono doti miracolose. I santi Martiri sono da sempre considerati i protettori della città di Venafro, ma la festa ebbe origine in seguito al terremoto del 1688.

Il disastro naturale non provocò gravi danni e vittime e per questo la popolazione volle ringraziare i Santi per lo scampato pericolo con l’istituzione della festa la prima domenica di giugno, in seguito spostata al 17 maggio. Infatti i festeggiamenti vengono anticipati un mese prima con una processione di andata e ritorno dalla Chiesa dell’Annunziata alla Basilica dei SS. Nicandro, Marciano e Daria.

Viene dato inizio al mese in onore dei martiri, ma sarà con l’apertura della porta del Convento di San Nicandro, alla mezzanotte del 15 giugno, che inizierà la festa. Per le vie della città risuonerà, per tutta la notte, un motivetto ripetitivo eseguito da una “bandarella”, una piccola banda composta da semplici elementi, che annuncerà l’inizio della ricorrenza.

La sera del 16 giugno la statua e la testa di San Nicandro, accompagnate dalle reliquie dei SS. Martiri Marciano e Daria vengono portate in processione dalla Chiesa dell’Annunziata, dove sono conservate tutto l’anno, alla chiesa di San Nicandro, affidata dal XVI secolo ai Cappuccini. Il 17 giugno, giorno del martirio dei Santi patroni, si celebra la messa solenne presieduta dal vescovo e durante la celebrazione eucaristica il Sindaco consegna nelle mani di San Nicandro le chiavi della città come richiesta di protezione da parte della popolazione.

Ma il culmine della festa è il 18 giugno con la processione finale, definita la processione del “popolo”, in cui le reliquie e le statue dei Santi patroni sono accompagnate dalla Basilica alla Chiesa dell’Annunziata. La processione ha un preciso cerimoniale. Prima della partenza sul sagrato della chiesa viene effettuata “l’ammessa”, un asta per aggiudicarsi il diritto a portare in processione le reliquie e le statue dei Santi.

La processione procede lentamente lungo il centro storico, effettuando una serie di soste scandite dal suggestivo inno popolare scritto nel 1881 da Domenico Criscuolo. Le candele portate dai fedeli illuminano il corteo insieme ai fuochi d’artificio e alle luminarie che ogni rione propone lungo il tragitto. Un tripudio di luci e suoni riecheggia lungo le vie della città fino a giungere, a notte inoltrata, a Piazza Castello dove migliaia di persone,provenienti anche da altre regioni limitrofe, danno il loro ultimo saluto ai Santi protettori.

Quest’anno il calendario degli eventi celebrativi è arricchito dalla rappresentazione teatrale “L’Opera di San Nicandro”, dramma in tre atti che ripropone le vicende del martirio. L’opera verrà allestita nel cuore del centro storico venafrano e dall’11 al 13 e nella giornata del 19 giugno si potrà rivivere la storia coinvolgente di questi antichi guerrieri romani. Possiamo sicuramente affermare che il fascino delle tre giornate di commemorazione risiede nelle tante sfumature antropologiche e religiose dei riti devozionali e dei momenti folkloristici scanditi dalla tradizione.

Questi giorni di festa sono un’occasione di ritrovo e di contatto con le proprie origini e motivo di orgoglio per tutti coloro che credono nella propria identità popolare e culturale. La fierezza e la devozione che la collettività cittadina rivolge all’evento è tale da avergli fatto ricevere il riconoscimento, da parte dell’Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia, di Patrimonio immateriale d’Italia.. La bellezza culturale della nostra terra risiede anche nella cura e nella conservazione delle antiche tradizioni come eredità da tramandare ai posteri.