A darne notizia, è “Il Sole 24 Ore”, in un interessante articolo pubblicato oggi, venerdì 27 novembre, a firma di Vera Viola.

Il giornale di Confindustria scrive che “la Unilever sta cercando un partener a cui cedere lo stabilimento di Pozzilli, dove con 170 lavoratori (250 con l’indotto) oggi produce i detersivi “Svelto” e “Coccolino” e lo ha comunicato al ministero dello Sviluppo Economico. Sette le proposte di reindustrializzazione arrivate alla multinazionale e, tra queste, ne sono state selezionate due, ritenute le uniche in grado di garantire il mantenimento del livello occupazionale.

Di tutto ciò, nei giorni scorsi, sono stati informati Confindustria e i sindacati. Le proposte, avanzate da due soggetti, un’impresa italiana e l’altra straniera, sono molto simili e fanno leva sul riciclo meccanico e chimico della plastica. La multinazionale stando ai piani, lascerebbe la gestione a uno dei due operatori specializzati nel settore. Ma si impegna a diventare partner commerciale. Pozzilli diventerebbe ‘hub’ delle confezioni in plastica per tutte le produzioni in Europa.

Ora la valutazione delle proteste è nelle mani di Invitalia che ha avviato un confronto con le due società. Per convertire l’impianto, infatti, sono previsti investimenti per circa 60 milioni di euro per i quali è possibile ricevere incentivi statali: si pensa alla firma di un accordo di programma che coinvolga ministero dello Sviluppo e Regione Molise.

Niente o più produzione in Molise di detersivi: prodotti per i quali è stata realizzata una eccessiva capacità produttiva e che sono a bassa marginalità. Pozzilli si converte alla plastica riciclata, in linea con il green new deal europeo e con le linee strategiche del piano di rilancio italiano.

Resta la preoccupazione per i 140 lavoratori. <<Siamo stati critici – dice Massimiliano Recinella della Femca Cisl – e preoccupanti per i posti di lavoro. Ma oggi crediamo che questo progetto possa avere un sviluppo futuro>>.

Unilever a quanto pare ha assicurato che saranno conservati tutti i posti di lavoro, salvo quelli di circa 50 lavoratori ormai prossimi alla pensione. Anzi, la multinazionale ipotizza che potranno anche esserci assunzioni. E, secondo fonti sindacali, garantisce, nel passaggio dalla vecchia alla nuova produzione la continuità del lavoro e della retribuzione per tutti“.