di T.A.

Una volta avveniva sistematicamente in genere ad inizio d’anno nuovo, il primo gennaio appunto, in quasi tutti i piccoli paesi del Molise. Quanto di seguito si leggerà – e s’invita chi non concorda a bypassare la lettura che segue- accadeva ancora prima che spuntasse l’alba del primo giorno dell’anno e coinvolgeva decine di adulti. Nottetempo infatti in quattro/cinque raggiungevano la stalla privata dell’amico, del parente o del vicino di quartiere poco distante da casa o addirittura sotto la stessa abitazione e provvedevano a tirare fuori a spintoni “ Ceccon’ , nome convenzionale del maiale di pelle scura (all’epoca non esistevano quelli dal pelo chiaro) allevato un anno intero nella piccola stalla privata perché … fornisse alla famiglia prosciutti, salsicce, carne arrosto, sanguinacci e tant’altro “ben di Dio” con cui tirare avanti la famiglia un anno intero. “ Ceccon’ “, capita l’antifona, grugniva di brutto, puntando le zampe a terra per non procedere. Gli uomini però non demordevano e, legate con corde robuste le zampe dell’animale ed attirandolo con granturco ed altro, finalmente lo mettevano in strada perché procedesse. Si avanzava a fatica 15’/20’ e finalmente si arrivava sul luogo dell’operazione, dov’erano in attesa macellaio -“armato” di tutto punto e pronto ad impartire disposizioni perché tutto procedesse nel migliore dei modi ed assolutamente ascoltato da tutti-, donne di casa che accudivano i pentoloni d’acqua perché bollisse ed altri uomini pronti a dare una mano. Quindi “ Ceccon’ “, ma con enorme sforzo di cinque/dieci uomini presenti e mentre i suoi grugniti si moltiplicavano assordanti ed intensissimi svegliando l’intero rione, veniva disteso a fatica sulla “scannella” e, mentre in tanti lo tenevano, il macellaio finalmente “interveniva” ! Attimi intensi, forti ed interminabili, mentre le donne impaurite preferivano riparare in casa ! Subito dopo, con “ Ceccon’ “ immobile sulla scannella, si prendeva a cospargerlo di acqua bollente per ripulirlo dei peli e tant’altro. Si lavorava alacremente in tre/cinque/sette persone per una mezz’ora ed oltre, dopodiché si ripuliva l’animale delle interiora, appendendolo al cussale dinanzi alla porta aperta di casa perché la carne arieggiasse e perché al mattino, passando per strada le donne del quartiere, ammirassero e si complimentassero con la padrona di casa per l’abbondanza di quanto in mostra. Ma prima, a quanti avevano partecipato all’ ”operazione”, andava offerta una salutare e robusta colazione con carne arrosto di maiale, peperoni sotto aceto, fette di pane casareccio e bicchieri di vino rosso, nonché gli immancabili bicchierini di cognac conclusivi coi quali brindare a quanto appena fatto e all’anno nuovo. Oggi tutto questo? Cancellato del tutto ed assolutamente inesistente, date le nuove norme in materia igienico/sanitaria! Dal che solo il ricordo di siffatta usanza tipica nei piccoli Comuni del sud d’Italia, una testimonianza indubbiamente forte delle abitudini e dei sistemi di vita di avi e bisnonni, portati ad adattarsi alle necessità dei loro tempi.

 

Articolo precedenteL’ULTIMO SALUTO DI POZZILLI ALL’EX SINDACO PAOLO PASSARELLI
Articolo successivoP.A.C.I. – PREMIO AUDITORIUM CITTÀ D’ISERNIA 2023 Convegno DALL’ABITABILE AL VIVIBILE