Il simulacro donato da Rosario, artista di San Pietro Infine (Caserta), benedetto dai Frati Cappuccini ed esposto in Basilica in occasione della S. Messa in onore dei SS. Martiri del 17 di ogni mese

Novità nella Basilica di San Nicandro a Venafro, luogo di culto nella cui cripta sottostante sono custoditi e venerati i resti mortali del Patrono della città e Protettore dell’intera Diocesi d’Isernia/Venafro, San Nicandro, la cui ricorrenza festivo/religiosa cade il 17 giugno e si caratterizza per la plurisecolare e folta partecipazione popolare sia da Venafro che dai Comuni limitrofi. La novità, che di seguito viene spiegata, è rappresentata da un nuovo mini busto (dalle dimensioni ridotte rispetto a quello venerato e non d’argento) del Patrono San Nicandro. E’ stato esposto dai Frati Cappuccini in fondo alla navata centrale, a destra dell’altare principale dalla visuale dei fedeli in chiesa, ai piedi della statua di San P Pio. Il sito è solitamente utilizzato per l’esposizione di quadri, statue ed immagini sacre in occasioni di ricorrenze religiose, celebrazioni e novene. Dalle informazioni assunte è stato donato da Rosario, un artista di San Pietro Infine (Caserta) devoto a San Nicandro. E’stato benedetto dai Frati Cappuccini in occasione della S. Messa in onore dei SS. Martiri Nicandro, Marciano e Daria del 17 di ogni mese ed esposto per l’adorazione dei fedeli. Detto dell’apprezzamento unanime per la nuova immagine di fede del Patrono di Venafro, si ricordano in breve vita, opere e martirio dei Santi Nicandro, Marciano e Daria. Si è nel 303 d.C. con Diocleziano Imperatore di Roma e i due fratelli Nicandro e Marciano, originari della Mesia l’attuale Bulgaria ed ufficiali dell’esercito romano, vengono inviati con le rispettive truppe nella importante provincia romana di Venaphrum per riportarne con la forza delle armi la popolazione al paganesimo, essendosi convertita al nuovo credo, il Cristianesimo. Nicandro e Marciano però, sposati rispettivamente con Daria e Aldina, dalla quale Marciano ebbe un figlio, si convertono a loro volta al Cristianesimo, affrontando in tutta coscienza e consapevolezza la lama del boia romano di fede pagana, pur di non rinnegare la nuova dottrina e di non sacrificare agli dei pagani. Vengono imitati sino all’estremo sacrificio da Daria ma non già da Aldina, ferma nelle sue idee pagane a fini di potere e ricchezza per se e il figlio. Nicandro viene martirizzato, secondo consolidata idea, là dove oggi sorge una colonna di pietra sormontata da una croce sul piazzale della Basilica e sepolto in zona data la presenza del cimitero militare, luogo deputato ad accogliere i suoi resti in quanto militare. Si pensa che altrettanto sia avvenuto per San Marciano, del quale però i resti non sono stati ancora ufficialmente rinvenuti e portati alla luce, nonostante una croce ne indichi il presumibile posto sulla destra della cripta dove riposa San Nicandro. Di Santa Daria invece non c’è traccia alcuna. Si presume che sia stata martirizzata in data successiva rispetto a San Nicandro, il suo sposo, e non finita con la decapitazione, non essendo previsto per le donne tale tipo di sacrificio estremo. L’urna con le ossa di Santa Daria, che viene venerata e portata in processione a Venafro a metà giugno in occasione delle ricorrenze  patronali, contiene più esattamente le ossa di martiri cristiani dell’antica Roma prelevate dalle catacombe cristiane e, secondo i riti di Santa Romana Chiesa, “battezzate” quali ossa di Santa Daria e da allora tali venerate.

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