Nota stampa congiunta delle segreterie regionali Molise FILT CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI, FAISA CISAL e UGL TRASPORTI AUTOFERRO sul trasporto pubblico locale.

Nessun cenno e ammissione di responsabilità rispetto agli stipendi non pagati, alle retribuzioni più basse in Italia, ai costanti disservizi arrecati all’utenza. Per non parlare dei rimborsi più che generosi ricevuti da una Regione che detiene in assoluto il maggior costo unitario per il tpl

Abbiamo letto il comunicato congiunto dei due consorzi che rappresentano la miriade di aziende presenti in Molise (tante, troppe, un caso unico a livello nazionale rispetto al bacino d’utenza regionale) e, come al solito, riscontriamo un tentativo di confutare le dichiarazioni delle Organizzazioni Sindacali senza portare alcun argomento concreto a sostegno delle loro tesi. Prendiamo atto che sono realtà radicate sul territorio, ma a prescindere da ciò, non per questo possono definirsi delle realtà efficienti.

Infatti, avremmo desiderato sentirci dire che non è vero il mancato pagamento degli stipendi, che non è vero il fatto che la regione Molise compensi tutti i km fatti dalle imprese, anche se questi km sono comuni a più aziende, che non è vero il fatto del rimborso al km percorso in base a criteri più che generosi (la regione Molise è quella che spende, pro capite, il maggior costo unitario). Purtroppo niente di tutto questo, nessun cenno, c’è solo un tentativo autoreferenziale, teso a giustificare la sopravvivenza delle 29 realtà esistenti, soprattutto delle quattro maggiori imprese.

Per quanto riguarda la soddisfazione dei lavoratori, ci basta solo far notare che il Molise è l’unica regione dove vige un solo accordo territoriale, a fronte del quale le imprese pagano l’impegno eccedente la dodicesima ora “ben 0,52 €” (proviamo francamente vergogna a far sapere quanto vale tale emolumento per autisti che operano in altre regioni) e nemmeno qualche giorno fa, una di queste imprese ha avuto anche il coraggio di prospettare la disdetta di tale accordo.

Sorvoliamo sulle responsabilità civili e penali che gli autisti rischiano per rispettare gli orari, fatti su una velocità commerciale irreale, o sugli obblighi di fermate in spregio delle norme sul Codice della Strada, a fronte di una retribuzione, anche questa fra le più basse d’Italia.

Pertanto non siamo noi a dequalificare l’intero settore, ma è il comportamento stesso delle aziende, tranne qualche rarissimo esempio, a far sì che questo avvenga.