Quanto accaduto quel giorno di 20 anni fa porta cicatrici indelebili nei familiari, in tutta la comunità locale e in tutti coloro che, come me, hanno vissuto direttamente quelle ore di angoscia di quando si scavava a mani nude per estrarre dalle macerie i corpicini nella speranza di poterli abbracciare. Vivi.

Da allora il dramma di San Giuliano di Puglia, i 27 bambini vittime del sisma del 2002 che tutti chiamiamo “gli Angeli di San Giuliano” possono essere definiti “gli Angeli dell’Italia intera”. Quella tragedia è servita a puntare i riflettori su un argomento fino ad allora mai preso in considerazione, ossia le scuole sicure.

Da quell’avvenimento l’Italia intera ha promosso la conoscenza del territorio nazionale sui dati sismologici e di tutte le norme da applicare relative alle azioni antisismiche pertinenti agli edifici scolastici ed affini per la tutela e la sicurezza dei bambini e dei loro diritti in seguito alla OPCM 3274 del 2003 per le obbligatorie verifiche di vulnerabilità sismica e grazie alla creazione di comitati locali in ogni parte d’Italia. E’ pur vero che molto c’è ancora da lavorare, ma prima di allora nessuno si era mai posto il problema nonostante viviamo in uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la frequenza dei terremoti che hanno storicamente interessato il suo territorio e per l’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto, determinando un impatto sociale ed economico rilevante.

Nonostante le accuse dell’epoca da  parte dell’opposizione politica fino ad arrivare all’invio in Molise di una commissione d’inchiesta, la verifica dei danni in tutta la provincia di Campobasso che da presidente della Regione mi portò ad estendere gli interventi per la messa in sicurezza non solo delle abitazioni private ma anche degli edifici pubblici (scuole, chiese, municipi) hanno rappresentato un vademecum per tutta la nazione.

Il rintocco delle campane che questa mattina hanno accompagnato il ricordo dei 27 bambini con la loro maestra devono indurci anche a fare il resoconto dell’operato della Regione Molise sia nell’affrontare quei giorni drammatici e sia negli anni successivi. A partire dal modello della ricostruzione adottato a San Giuliano, discusso con l’allora presidente del Consiglio Berlusconi e con il capo nazionale della Protezione Civile Bertolaso. Evitare le tende come soluzione a lungo termine e la scelta più confortevole per i cittadini che consisteva nella costruzione delle casette di legno in sostituzione dei container per creare un nuovo villaggio, fu senza dubbio la peculiarità del sisma del 2002. Un villaggio che poi, con il ritorno nelle proprie abitazioni della popolazione, avrebbe dovuto essere occupato da una scuola nazionale di Protezione Civile con un campus universitario per lo studio dei fenomeni tellurici e dei nuovi sistemi di costruzione antisismica. Progetto che, ahimè, è stato completamente abbandonato dai governi nazionali e locali che si sono succeduti.

Dopo 20 anni resta il rammarico per una ricostruzione non ancora terminata nonostante i fondi arrivati in Molise al 2011, ultimo anno della mia presidenza, e che negli anni successivi non hanno trovati l’impiego  per far tornare i molisani nelle loro abitazioni.

Oggi, durante la commemorazione ufficiale, ho toccato con mano la stima e l’affetto che è rimasto indelebile in questi anni verso la popolazione di San Giuliano di Puglia e con i familiari delle vittime. La condivisione del dolore di quel 31 ottobre 2002 ci accompagnerà per sempre.

Michele Iorio

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