Uno sguardo pieno e non parziale nel confidare nel grande dono dell’amore di Dio, uscendo dalle proprie pretese e categorie per affidarsi con rinnovata fiducia alla sua opera provvidenziale e sempre nuova.

. Un messaggio al centro dell’omelia della messa della sera del 4 agosto e volto a ricercare il senso del suo amore, mettendo al primo posto Gesù Cristo, e a vivere la vita cristiana, anche dopo e oltre il tempo della festa, se ci si riconosce come figli amati dell’unico Padre che non fa mancare mai nulla ai suoi figli.

Un riferimento anche alla manna, il pane sceso dal Cielo, che si rivela come cibo che, “mentre sazia la fame del popolo, ne interpella la vita, ne interroga la ricerca. La risposta che Dio con la manna dà, è una risposta non solo alla pancia del suo popolo, ma soprattutto al suo cuore”. Mons. De Luca ha poi ricordato il significato della vita dell’uomo che sa vivere non di solo pane anche di quello che esce dalla bocca di Dio.

La nostra vita – ha aggiunto – ha bisogno di tre “P”: Pane, Parola e Prossimo, le nostre tre comunioni che ci fanno incontrare e comunicare con Gesù”. Un’esortazione a interrogarsi nel profondo e a vivere con il Padre invece di occuparsi e preoccuparsi soltanto di se stessi e delle cose – idolatrandole – ricercando, invece, una vita di pienezza.

Al termine della affollata processione mons. De Luca ha evidenziato alcuni aspetti della vita comunitaria con un invito a ritrovare la coscienza di essere Popolo e non massa dando “primato alle relazioni interpersonali e la necessaria sussidiarietà tra tutte le componenti civili e sociali della nostra realtà cittadina e diocesana: superare polarizzazioni e contrapposizioni anche forti aprendosi, in sostanza, a una cultura dell’incontro, allo spazio per un dialogo sereno, franco e rispettoso di ogni persona e di ogni idea guardando al bene comune con sensibilità e progetti diversi”.

Per realizzare tutto ciò – ha osservato il vescovo – San Basso offre una provocazione: ci invita a “partire dal Basso”! Partire dal basso significa partire da una storia di santità fatta di fede e di speranza. San Basso è un punto di riferimento importante per questa comunità che ha trovato in un santo la propria ancora, un porto sicuro, un faro a cui guardare per tornare a casa. Una comunità grata e innamorata della propria terra. Chiediamoci se siamo pronti anche noi ad abitare questi luoghi e non a subirli”.
Come si fa?

Mons. De Luca ha indicato il metodo del pescatore che sale in barca. Quando non pesca niente certamente non cambia lavoro o non lascia la barca. Sapete che fa? Innova! Butta le reti dall’altra parte. E quando i pesci arrivano in abbondanza non li tiene per sé, chiama le barche vicine per condividere quella ricchezza. Per buttare la rete dall’altra parte abbiamo bisogno dei giovani, delle loro idee, della loro capacità di innovare questo luogo”.

La strada indicata del vescovo di Termoli-Larino è questa: “progettate, cooperate e sognate una terra in grado di Ricercare, Guarire e Trasfigurare. Cioè mettersi in cammino per scoprire il senso della vita; guarire dalle ferite; cambiare vita. Abitare è sognare concretamente, senza compromessi avendo uno slancio a muoverci e a convertirci, per avviare processi nuovi e innovativi. Abitare dal basso significa spingere, spianare, rigenerare; significa agire e non per occupare posto”.

“Partire dal basso – ha aggiunto ancora mons. De Luca – vuol dire anche riconoscere che c’è una progressione all’interno di una vocazione. L’innovazione si acquisisce con l’uscire da casa, dalla propria zona di comfort, con un movimento. Ma nessuno esce da qualcosa se non viene attirato dalla bellezza e dall’autenticità! Vi invito dunque a questa missione: uscite, fate esperienze di bellezza e siate collaboratori innovativi di progetti che partono dal basso.

Non abbiate paura, ma abbiate fede, perché Dio ci chiama per nome e ci toglie dall’anonimato. Un Dio onnipresente, compagno e amico. Che ci invita a diventare suoi partner in questa opera di creazione. L’iniziativa è di Dio ma Lui non opera da solo: Lui ama la relazione, la compartecipazione. Il fine di tutto è il servizio: la custodia della vita dell’altro e della terra”.