80 euro. E’ questa la cifra che un cittadino spende per controllare, privatamente, se è stato contagiato dal SARS-CoV-2. Ogni test sierologico costa 40 euro. E per avere la certezza che non si è stati contagiati bisogna ripeterlo due volte.

Accade spesso che, venuti a conoscenza di casi di positività con qualcuno con cui siamo stati in contatto, i cittadini si recano in laboratori privati per scongiurare qualunque ipotesi di contagio. Spesso accade che l’Asrem, nella tracciabilità dei contatti di chi è risultato positivo, si limita ai contatti più stretti. I vari focolai che si sono sviluppati in Molise rendono urgente l’intervento dell’istituzione.

“La Regione Molise deve fare convenzioni con i laboratori privati per rendere accessibili i tamponi e i test rapidi a tutti. Non è possibile che un cittadini deve pagare 80 euro di tasca propria”. Ad affermarlo è l’ex presidente Iorio che già a fine marzo aveva lanciato l’idea di ricorrere ai test rapidi, ma anche i pungi dito, per controllare tutta la popolazione molisana.
E dalla fine di marzo i gestori della pandemia (Donato Toma e il suo vice Quintino Pallante) hanno fatto orecchie da mercante.

Oggi l’argomento è tornato di moda a livello nazionale. I tamponi sono stati definiti “la nuova parola d’ordine” in quanto, pur trattandosi di test rapidi, se fatti si larga scala hanno un margine di errore minimo e, in ogni caso, sono affidabili al 100% in caso di negatività.
La proposta, in realtà, era stata già inserita nella mozione del 6 aprile 2020 quando, in Consiglio regionale, Michele Iorio propose di aprire il centro Covid a Larino e, al contempo, di effettuare test rapidi sulla popolazione.

Una proposta che aveva già ricevuto rassicurazioni, per l’acquisto degli strumenti, dalla regione Campania con il presidente De Luca che aveva assicurato, per l’appunto, la fornitura dei test rapidi. E sembra che allora lo stesso Toma ne fosse stato messo a conoscenza anche per le vie brevi.

Quel 6 aprile 2020 infatti Toma e i suoi più stretti collaboratori accettarono la mozione ioriana di buon grado . Approvarono sia il Centro Covid a Larino che i controlli sul territorio.
Dopo qualche ora però quella mozione divenne carta straccia e la stretta di mano di quel 6 aprile, tra il proponente Iorio e il ricevente Toma, si è rivelata una pugnalata alle spalle dei molisani.

Dal 6 aprile ad oggi in Molise la situazione non è cambiata. Anzi. Si può dire che la consapevolezza della malagestio della pandemia fatta di ritardi, di sale operatorie chiuse per le patologie ordinarie e tempo dipendenti ha aggravato la responsabilità di gestione che, a inizio pandemia, poteva essere dettata dall’ “ignoranza”.