di Laura Della Seta

La votazione si è conclusa con 10 voti favorevoli alla sfiducia e zero contrari perché sono usciti dall’Aula tutti quelli della maggioranza e non hanno votato. La mozione non è passata perché il consigliere Andrea Greco ha chiesto la votazione per appello nominale e da regolamento l’appello nominale vale come verifica del numero legale. Quindi, essendo loro in dieci, non c’era il numero legale, per cui pur avendo la maggioranza dei presenti, il Consiglio non ha potuto deliberare perché è caduto il numero legale. A volte l’inesperienza gioca brutti scherzi.

Ancora una volta, il coordinatore regionale della Lega finisce con l’essere motivo di discordia nella coalizione di maggioranza e, a quanto pare, il velo di protezione che continua a calare su di lui il presidente Toma sta cedendo il posto ad un indebolimento dello stesso governatore nei confronti dei suoi.

Della serie: ogni componente della maggioranza risponde a logiche proprie, a partire dal presidente. In fondo il consiglio è iniziato con un maggioranza in bilico già sulla questione della nomina del Cda di Molise Dati. Nomine effettuate direttamente dal governatore Toma che ha scavalcato il Consiglio regionale né, sempre il governatore, ha dato spazio alle minoranze come si è sempre fatto con i Consigli di amministrazione. Otto ad otto è finita la votazione con la mozione di Pd e Cinquestelle che non è passata per un soffio altrimenti salavano pure le nomine fatte da Toma.

Poi, nel pomeriggio, il tiro a sorpresa di Aida Romagnuolo: chiedo di invertire l’ordine del giorno e di mettere in discussione ora la mozione numero 23. E di cosa parla la mozione numero 23? La sfiducia all’assessore Mazzuto. Se l’assessorato del terzo settore non funziona, tuona sommesso Di Lucente nella discussione sui fondi per la non autosufficienza, la responsabilità è principalmente del dirigente. E chiede alla maggioranza di intervenire su Toma per fare in modo di rimuovere il dottor Iocca. Anche se, voci di corridoio, sussurrano che già la scorsa settimana le urla del governatore Toma hanno rimbombato in tutto il palazzo di via Genova per la sfuriata proprio con il dirigente del terzo settore.

Ma la vera novità c’è stata durante la discussione della mozione di sfiducia. Il centrodestra, per salvarsi dalla figuraccia di non avere i numeri per far passare la mozione, si è rifugiata nella fuga facendo cadere il numero legale. Ne chiede la verifica il sottosegretario Pallante e, per l’occasione, fugge anche il presidente del Consiglio Micone tanto che la seduta viene presieduta dalla vice Patrizia Manzo. La Manzo chiede la convocazione dell’Ufficio di presidenza e la consigliera Filomena Calenda comunica che lei ha rassegnato le dimissioni da segretaria dell’Ufficio in questione quindi non può e/o non vuole partecipare alla riunione. Si brancola nel buio, non sanno cosa fare a Palazzo D’Aimmo.

La Manzo verifica il numero legale: presenti 10, assenti 11 (tutto il centrodestra tranne Pallante ). Era assente il segretario regionale del Pd Vittorino Facciolla. A causa della sua assenza non si poteva procedere alla discussione Dopo un’ora rientra Facciolla e nel suo intervento è critico verso l’atteggiamento di Romagnuolo e Calenda accusate di non aver votato a favore della mozione delle nomine su Molise Dati nella mattinata e di fare un blitz volendo ora discutere la mozione di sfiducia in assenza dell’assessore e del presidente Toma.

“Questa pagina non fa onore a questa assise e non fa dic erto onore al Partito democratico “ afferma e precisa “sono rientrato solo per mantenere il numero legale e per evitare di fare da stampella alla maggioranza. Ma questo modo di fare non mi appartiene” racconta Facciolla che ammette di essere quasi arrivato a San Martino in Pensilis e poi è stato richiamato dal suo capogruppo Micaela Fanelli.

Del centro-destra invece, non c’è nessuno se non le due donne Romagnuolo e Calenda. Tutti fuggiti per evitare che si potesse dire che la maggioranza era stata bocciata. Una bocciatura che, a prescindere dai modi, comunque c’è stata. Segnale che questa barca è alla deriva che non riesce neppure nel tentativo di far cadere il numero legale.  Mazzuto non cadrà comunque, Toma se lo conserverà stretto. Loro saranno comunque salvi ma la loro salvezza sta ammazzando il Molise.