La penisola italiana è un museo a cielo aperto. La bellezza sconfinata delle coste e delle valli del nostro territorio, unita alle meraviglie storico-artistiche disseminate lungo tutto lo stivale già in passato, al tempo delle carovane dei Grand Tour, avevano attratto nel nostro paese migliaia e migliaia di turisti e visitatori provenienti da ogni parte del vecchio continente. Chiunque si trovava a percorrere lo stivale, da Milano a Venezia, passando per Roma e fino in Sicilia, restava estasiato e rapito da tanta bellezza. Dall’età dell’Impero Romano al Rinascimento, ogni epoca ha lasciato il suo segno nelle città e nei borghi del nostro paese. Specialmente nelle regioni del centro Italia, come nel Molise, dove i resti di una civiltà dal passato glorioso sono ancora visibili e fruibili dai visitatori di tutto il mondo.

A Sepino, lungo uno dei più antichi tratturi del Mezzogiorno, sorge l’area archeologica di Saepinum, un tempo centro nevralgico dei traffici commerciali e delle rotte tra la capitale imperiale e le colonie del sud della penisola. La città fu, infatti, espugnata nel III secolo a.C. dai Romani nel corso della terza guerra sannitica, raggiungendo poi l’apice del suo splendore in piena età augustea. Saepinum, come detto, era uno dei centri più importanti e più grandi dei territori del centro Italia. A distanza di quasi due secoli, ancora oggi sono visibili i fasti dell’epoca imperiale. Tra i resti dell’antica città romana riportati alla luce in epoca moderna ricordiamo il Foro, la Basilica, il Macellum (ovvero il mercato), una delle tre terme, il teatro romano fino ai resti di alcune case coloniche e ville frequentate dalla nobiltà dell’epoca come centro di aggregazione e divertimento, al cui interno vi erano presenti addirittura sale dedicate al gioco, come per i moderni casinò, vista la passione coinvolgente per i dadi al tempo degli antichi romani.

La storia ci racconta che le terre molisane furono abitate sin dal V secolo a.C. dalle antiche popolazioni italiche (appartenenti al più grande ceppo osco-umbro) e, via via, dalle tribù appartenenti ai Sanniti Pentri che, come detto, furono tra le ultime popolazioni autoctone ad arrendersi all’avanzare delle truppe romane nel centro-sud Italia. I resti di queste epiche battaglie (le tre guerre sannitiche) sono stati rinvenuti nel corso dei secoli lungo tutto il territorio regionale del Molise.

Proprio in questa parte della penisola si trova, infatti, il Santuario di Pietrabbondante, ovvero uno dei più importanti luoghi di culto al tempo delle popolazioni sannitiche. L’area, che si affaccia sulla valle del Trigno, ha rivestito una funziona tipicamente religiosa (qui si praticava il culto della dea Vittoria) ma ha fatto anche da scenario alle antiche assemblee pubbliche (del senato) e militari, come testimoniano le numerose armi ritrovate in quest’area. Riportata alla luce soltanto negli ultimi due secoli, a partire da alcuni scavi che vennero effettuati nel XIX secolo dagli ingegneri alla corte dei Borboni, la parte più antica di questa struttura è stata caratterizzata dalla presenza del tempio grande e del cosiddetto teatro. Quest’ultimo aveva una capacità di circa tremila spettatori e poteva contare su tre ordini di sedute (anche mobili).

Da Campobasso, spostandoci più a nord e proseguendo lungo la Fondo Valle del Biferno, ci si imbatte nel comune di Larino dove è possibile visitare l’antico borgo di Larinum, tra i centri più importanti delle popolazioni sannitiche prima e romane poi. Già abitata durante l’età del bronzo dalle popolazioni etrusche, Larinum divenne una delle aree nevralgiche per i commerci delle popolazioni facenti parte della lega sannitica. In età imperiale, a romanizzazione completata, Larinum riuscì a conservare una sorta di indipendenza dalla Capitale, venendo successivamente considerata come “buen retiro” delle famiglie aristocratiche romane.

Oggi a Larino sono ancora visibili l’anfiteatro (che resta l’attrazione principale del parco archeologico), le terme, l’area del foro romano ed una serie di domus i cui pavimenti e mosaici, a distanza di secoli, hanno conservato intatta la bellezza di un tempo.