L’obiettivo è recuperare tra i 4 e i 5 miliardi entro l’anno, oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri la spending review. Obiettivo, evitare l’aumento dell’Iva a ottobre.

Oggi si scoprono le carte. Il consiglio dei ministri affronta la madre di tutte le riorganizzazioni, quella per la revisione della spesa corrente delle amministrazioni centrali, la cosiddetta spending review. L’obiettivo, come si sa, è di ridurre di circa 13 miliardi le uscite dei ministeri entro il 2013. E di scongiurare l’aumento di due punti dell’Iva, dal 21 al 23 per cento, in ottobre recuperando almeno 4-5 miliardi quest’anno. Oggi ci dovrebbe essere l’annuncio ufficiale con i dettagli.

Ma per centrarlo, non ci si fermerà ai soli ministeri e alle altre amministrazioni ad essi collegate, come le prefetture e gli uffici territoriali dello Stato. La spending review finirà inevitabilmente per estendere la sua ombra anche alle Province e ai livelli territoriali locali. Non solo perché lo aveva chiesto a suo tempo la Ue e lo ha confermato, anche ieri, il dossier interno alla Bce. Ma anche perché il governo ha già compiuto passi significativi su questo percorso con il decreto salva-Italia che ha trasformato le province in enti di secondo livello. Non più eletti dal popolo ma nominati dai Comuni. In attesa che si completi il percorso costituzionale, in fase avanzata di discussione alla Camera, si può intanto procedere alla riorganizzazione dell’amministrazione statale, sia a livello centrale che periferico.

E’ un percorso complesso che interesserà da vicino ministeri importanti come quelli dell’Interno, della Giustizia, della Difesa, degli Esteri. L’idea di fondo, condivisa anche dal ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, è quella di una riorganizzazione nel cosiddetto Utg, ufficio territoriale del governo, che finirebbe per accorpare in un’unica sede gli uffici periferici dell’Interno, della Salute, dei Beni culturali, dell’Istruzione, con risparmi anche sulla logistica, gli affitti, la manutenzione degli immobili. Risparmi ancora maggiori se si concentreranno le aree provinciali attuali nelle nuove macro-aree a cui si sta lavorando con la riforma costituzionale delle Province.

Per fare qualche esempio, è previsto l’accorpamento di 25-30 prefetture (con un risparmio quantificabile in circa 30 milioni) e un forte coordinamento delle forze dell’ordine per evitare sedi-doppione tra Finanza, Carabinieri e Polizia. E ancora, nella Giustizia, la riduzione dei piccoli tribunali e la riduzione del numero dei giudici di pace. O, per gli Esteri, la rete degli uffici e le retribuzioni del personale all’estero.

In ogni caso, osserva il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, «se si vogliono ottenere risparmi seri bisognerà sì partire dal centro ma poi estendere la riorganizzazione della spesa pubblica alla periferia, cioè agli enti locali». Infatti, spiega ancora Polillo, «in base ai dati Istat, fatta 100 la spesa pubblica corrente (al netto di previdenza, interessi passivi sul debito e trasferimenti alle Regioni), tra il 1993 e il 2010 la spesa delle amministrazioni centrali è scesa del 10% mentre a livello locale è cresciuta del 10%.

Certamente, in quel 10% di aumento c’è anche il trasferimento di funzioni previsto con la legge Bassanini, ma la crescita della spesa locale è costante. Con delle distinzioni: stabile quella delle Regioni, quasi raddoppiata quella delle Province, cresciuta del 40% quella dei Comuni».

IlMessaggero.it
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