Si continua a parlare della necessità di una riforma costituzionale; con il Sen. Vescovi, Presidente dell’associazione Stati Uniti d’Italia, si porta avanti l’obiettivo di un’Italia Federale, Presidenziale e Meritocratica.

In molte città d’Italia prosegue la presentazione del libro “Stati Uniti d’Italia” del Sen. Vescovi nel quale è ampiamente illustrato il suo progetto di riforma costituzionale e, in attesa dell’evento, ad Isernia, del prossimo 25 novembre 2022, presso la sede dell’Ex Seminario Vescovile di via Mazzini, ore 15:30, ci confrontiamo con il Sen. Vescovi su un argomento sempre più controverso, quello dell’autonomia regionale.

Senatore, cosa non funziona nell’attuale sistema delle Regioni per cui propone una riforma in senso federalista?

“Il Regionalismo attuale, per come è strutturato, non ha dato buoni risultati; inoltre vi sono 5 Regioni caratterizzate da una spiccata autonomia, cioè a Statuto Speciale, ed altre 15 chiaramente imbrigliate dai burocratici legami propri di un sistema centralizzato. Ciò che propongo è una spiccata autonomia per tutte le Regioni, senza distinzioni. La spiccata autonomia è indubbiamente un vantaggio, quindi perché 5 Regioni devono avere dei privilegi in più rispetto ad altre 15? Perché i Siciliani devono avere un vantaggio rispetto ai Calabresi o ai Lombardi? L’art.3 della Costituzione Italiana afferma che siamo tutti uguali, non si possono avere Regioni di serie A e Regioni di serie B. Il federalismo  è un sistema che, anche per la vicinanza tra governanti e governati, garantirebbe una risposta più immediata e mirata alle problematiche dei territori, nonché consentirebbe di esaltarne le peculiarità. Ovviamente alcune competente residuerebbero in capo al Governo Federale. Il centralismo ha portato all’assistenzialismo che, negli anni, di certo non ha aiutato lo sviluppo e l’economia, finendo con il pregiudicare quegli stessi territori che avrebbe voluto aiutare. Il sistema necessita di un profondo cambiamento”.

Che differenza c’è tra autonomia e Federalismo?

“L’autonomia si può realizzare con l’attuale Costituzione mediante un aumento di deleghe da parte dello Stato alle Regioni, per un massimo di 23, ma il sistema fiscale rimarrebbe invariato;  per attuare il Federalismo, invece, si deve cambiare la Carta Costituzionale perché si andrebbe a modificare il sistema riconoscendo autonomia fiscale agli Stati/Regioni membri”.

Il dott. Michele Oricchio, presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Campania, ha affermato, nell’intervista a Repubblica del 14 novembre scorso, che l’Autonomia differenziata risponde all’egoismo delle Regioni più ricche e che è l’ennesimo tentativo di sottrarre alla Stato fette di competenze e sopratutto di risorse economiche da parte delle Regioni del centro-nord; inoltre ha evidenziato che con l’autonomia differenziata si sottrarrebbero risorse al bilancio statale.

“L’animo profondo del Nord risponderebbe – siamo stanchi di mantenere il Sud. Certo che il dott. Oricchio porta avanti gli interessi del Sud e chiede ancora al Nord di dare i propri denari al Sud -.

La mia risposta invece è questa: per settant’anni abbiamo seminato allo stesso modo, solo un folle può pensare che continuando nello stesso modo si possano ottenere diversi risultati. Io penso, anzi ne ho la certezza, che i cittadini del Sud, messi in territori fertili con organizzazioni serie, possano ottenere risultati straordinari, vedi le moltissime persone che conosco, del Sud Italia che, all’estero, sono riuscite ad ottenere successi straordinari. Il Federalismo creerebbe al Sud un terreno fertile dove donne ed uomini potrebbero realizzare i propri obiettivi; il centralismo è mediocrità, il  nuovo Federalismo è meritocrazia.

E con riferimento alle parole del dott. Oricchio?

Ritengo che l’autonomia regionale risponda alle esigenze di valorizzare le peculiarità dei territori incentivando l’utilizzo efficiente delle risorse; la CGIA di Mestre, ad esempio, esaminato il Disegno di legge di riforma costituzionale che avevo presentato nella scorsa legislatura, e sarà nuovamente depositato il 23 novembre prossimo in Cassazione, ha precisato che l’applicazione dei limiti previsti nella riforma proposta garantirebbe comunque un ampio margine di manovra sul piano fiscale tale da non inficiare la sostenibilità delle finanze pubbliche. Ho reputato fondamentale inserire nel libro la relazione della CGIA di Mestre per offrire ai lettori uno strumento tecnico di riflessione. Sull’affermazione che con l’autonomia differenziata, per rispondere alla sua domanda, si sottraggano risorse allo Stato, mi sento di precisare che evidentemente ciò che non andrebbe a concorrere al bilancio delle Stato, andrebbe nelle casse delle Regioni, per far fronte alle maggiori competenze, inoltre la maggior vicinanza alle problematiche del territorio permetterebbe inoltre una più efficiente gestione delle risorse, parallelamente ad uno snellimento burocratico.

A cura dell’Avv. Emanuela Fancelli

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