di Giovanni Minicozzi

Dal prossimo mese di luglio l’utilizzo delle sale operatorie del Cardarelli di Campobasso subirà una drastica riduzione per effetto della cronica carenza di personale sanitario. In particolare per le otto specialità chirurgiche sono state programmate in totale  solo quattordici sedute operatorie per l’intero mese, ovvero in media un intervento operatorio ogni due settimane per ciascuna specialità.

È noto a tutti che la pandemia ha di fatto bloccato l’assistenza ospedaliera a danno dei malati cronici bisognosi di cure e di interventi chirurgici. Si sperava che con il progressivo regresso del Covid il sistema sanitario regionale fosse in grado di cancellare gradualmente le liste di attesa  in favore dei pazienti che attendono un intervento da circa due anni.

Invece è  stata l’ennesima speranza andata in fumo poiché la pesante riduzione dell’utilizzo delle sale operatorie non solo non risolverà il dramma di coloro che attendono invano ma produrrà l’effetto contrario. Giova ricordare che sono circa duemila i pazienti che attendono  il loro turno; nel frattempo alcuni sono deceduti mentre altri sono andati a curarsi fuori regione.

Alla base della decisione scellerata assunta dai vertici dell’azienda sanitaria circa la riduzione degli interventi chirurgici  c’e sempre, manco a dirlo, la cronica carenza di personale e la giusta necessità degli addetti ai lavori di usufruire di un meritato periodo di riposo. Resta il fatto però che, al netto di roboanti annunci puntualmente disattesi, nulla è stato fatto per assumere medici, infermieri e operatori socio sanitari.

Anzi gli organici continuano a dimezzarsi a causa  dei pensionamenti mentre l’Asrem e la Regione hanno deciso di mandare a casa circa ottanta operatori socio sanitari con contratto a partita Iva i quali  sono stati in prima linea per combattere il virus. A fine giugno verrà meno anche il supporto dei medici venezuelani poiché la convenzione, a suo tempo voluta dal commissario Angelo Giustini,  non è stata rinnovata.

Purtroppo non è solo l’ospedale regionale a soffrire per la mancanza di personale poiché al S.Timoteo e al Veneziale esistono le stesse emergenze Addirittura al pronto soccorso di Isernia, tra pensionamenti e malattie d’annata, sono rimasti solo tre medici in attività. Naturalmente la carenza di personale negli ospedali pubblici incide negativamente sui già precari livelli essenziali di assistenza e, di fatto, cancella o ridimensiona il diritto alla salute dei molisani.

Il presente articolo è stato inviato sia al ministro della Salute Roberto Speranza sia alla silente  commissaria Flori Degrassi affinché intervengano con estrema urgenza per evitare l’ennesima beffa a danno dei molisani ai quali dall’inizio della pandemia è stato sostanzialmente negato un diritto Costituzionale.

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