A distanza di un’ anno sono stato costretto a produrre una puntuale interrogazione sull’annosa e paradossale vicenda dell’affidamento in concessione della rete di illuminazione pubblica nel Comune di Venafro, poiché risultano le medesime criticità rilevate in precedenza. Ripercorriamo allora la grave vicenda.
Il contratto di affidamento in concessione, ribadisce Buono, come ampiamente evidenziato ed ormai divenuto ai più noto, veniva firmato solo il 29 luglio 2019 e non, come previsto dall’allora vigente codice degli appalti pubblici entro 60 giorni dall’aggiudicazione esecutiva, ovvero entro il 13 dicembre 2017, quindi con 17 mesi di ritardo. Ricordo e porto nuovamente a dibattito che l’Assessore Valvona dichiarava che il ritardo nella stipula del contratto fosse correlabile alla complessità dello stesso, nonostante fosse già previsto uno schema contrattuale nel bando di gara – Asseriva inoltre che, nel suo intervento nella prima assise civica utile post interrogazione, contemplando la sospensione dei lavori obbligatoria avvenuta in seguito alla prima ondata pandemica della primavera del 2020, si fosse nei tempi contrattuali;
L’interrogazione prodotta ormai nel lontano 29 gennaio 2021, con mio grosso rammarico, ha ricevuto una risposta fuorviante e totalmente non conforme alla richiesta posta in essere, rappresentando semplicemente la mera cronistoria del bando e sviluppo negli anni, fornita dalla Responsabile del Settore LL.PP. e manutenzione Arch. Ornella Celino e dall’Assessore competente Valvona; Tuttavia quest’ultima, asseriva che la fine lavori dell’appalto sarebbe comunque arrivata entro e non oltre il marzo 2021.
Ad oggi, 3 maggio 2022, non trovando riscontri ufficiali sui canali istituzionali dell’ente, circa la chiusura e contestuale consegna dei lavori di efficientamento energetico in Città, ho provveduto, nel giorno antecedente l’ultimo consiglio comunale convocato il 28 aprile 2022, a produrre nuova interrogazione per garantire la massima trasparenza e verità ai cittadini venafrani e chiedere di adottare i provvedimenti ognuno per la propria competenza, nel porre rimedio alla situazione sopra descritta.
Non possiamo consentire che un’opera pubblica che sarebbe dovuta essere realizzata in sei mesi, possa essere incompleta dopo addirittura tre anni. Risulta palese, sia il disservizio nei confronti della cittadinanza che la configurazione del danno erariale che provvederemo nuovamente a segnalare alla competente Corte dei Conti.
Stefano Buono
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