di Ylenia Scarabeo

Numerose le critiche sulla proposta del presidente del Consiglio Giuseppe Conte di ridurre la giustizia tributaria in due gradi di giudizio. A detta di Daniela Gobbi, presidente dell’Amt, “l’eliminazione di un grado rappresenterebbe una riduzione delle garanzie delle parti ed un ulteriore aggravio del contenzioso in Cassazione in contrasto con l’esigenza di ridurre i tempi di controllo di legittimità”.

In merito, l’Amt ha promosso un tavolo sulla riforma al quale hanno aderito dodici sigle (Amt, Anc, Anti, Aipdt, Cndcec, Cnf, Igs, Oida, Ogt, Ssdt, Uncat) che stanno lavorando insieme ad un progetto: il 30 gennaio è calendarizzato un incontro per discutere sulla bozza di riforma. Anche il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Massimo Miani, avverte i pericoli della riduzione dei giudizi di merito: “l’obiettivo prioritario per una giustizia tributaria più celere ed efficiente, non è la riduzione del processo a due gradi di giudizio, ma la ridefinizione dei requisiti professionali del giudice tributario, al fine di riservare tale funzione a giudici a tempo pieno che siano in possesso di una preparazione specifica nella materia tributaria a garanzia dell’imparzialità e dell’indipendenza dell’organo giudicante”.

Contro la ‘proposta Conte’ anche l’Uncat, l’Unione degli avvocati tributaristi: “il disegno violerebbe la Costituzione se sopprimesse la Cassazione e negherebbe i principi del giusto processo se si riferisse all’appello”. Preoccupazione condivisa anche dai sindacati dei commercialisti Adc e Anc i quali invitano ad un’attenta riflessione sugli effetti che quest’intervento comporterebbe.