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di Ylenia Scarabeo

È aperta la questione sui nuovi regimi fiscali per gli enti non profit previsti dalla riforma del terzo settore: il Governo italiano non ha ancora dato l’autorizzazione alla Commissione europea, nonostante il Codice del terzo settore (Dlgs 117/2017) e il decreto di riforma dell’impresa sociale (Dlgs 112/2017).

La Commissione Ue dovrebbe innanzitutto verificare che i regimi fiscali di favore per gli enti del terzo settore, siano compatibili con le regole del mercato interno e poi accertarsi che vi sia l’autorizzazione europea. Sono vari i regimi che non possono essere applicati senza l’autorizzazione europea: il regime fiscale forfettario per gli enti del terzo settore non commerciali, il regime forfettario per le attività commerciali svolte dalle associazioni di promozione sociale e dalle organizzazioni di volontariato; inoltre non possono essere applicati nemmeno il credito d’imposta riconosciuto alle banche che emettono titoli di solidarietà per finanziare il terzo settore e le agevolazioni fiscali sugli utili delle imprese sociali e a favore di privati e società che investono nelle imprese sociali stesse.

In effetti è stato lo scorso Governo a non chiedere l’autorizzazione della Commissione, poiché si attendeva l’emanazione dei decreti correttivi. Nel contempo a cambiare, però, è stato il Governo stesso ed il decreto correttivo della disciplina dell’impresa sociale è stato adottato il 17 luglio. Il decreto correttivo del Codice del terzo settore, invece, dovrebbe essere adottato entro il 3 agosto. Su questo sono stati già acquisiti i pareri del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari, con varie proposte di modifiche tra cui la concessione agli enti del terzo settore di sei mesi in più per adeguare i propri statuti alla riforma, rispetto alla scadenza prevista per il 3 febbraio 2019.

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