Citando lo stralcio di una canzone di Guccini, Francesco Giampietri – filosofo, docente universitario, scrittore – diceva che il vivere in provincia può essere «tedio a morte» oppure «grazia». Perché prevalesse la grazia, Francesco sapeva che «bisogna fermarsi, ritrovarsi con persone che sono animate da interessi attigui ai propri, ragionare, discutere, produrre occasioni di valorizzazione culturale».

E così ha fatto, fondando associazioni, dialogando con tutti e con i più giovani anzitutto, cercando la bellezza e insegnando agli altri a riconoscerla, spacciando libri e idee a piede libero. E lo ha fatto nella sua piccola città, a Venafro, portando ospiti di primissimo piano del panorama culturale nazionale e facendosi fautore di eventi che erano lo specchio di quei suoi orizzonti tanto vasti da mettere insieme l’ars combinatoria di Leibniz e la musica pop.

Per questa ragione, ora che Francesco Giampietri non c’è più, sembra necessario riconoscergli quanto fatto per la cultura, e per la cultura a Venafro. Con questo spirito, le ragazze e i ragazzi del progetto Sprar/Siproimi di Venafro hanno voluto realizzare in memoria di Francesco una panchina in legno riciclato.

Alle ore 16.30 di oggi, sabato 26 settembre, alla vigilia dei sei mesi dalla scomparsa di Francesco, la panchina sarà posizionata a cura del Comune di Venafro – e, segnatamente, dell’Assessorato alle Politiche Sociali – all’ingresso della Palazzina Liberty, vero e proprio simulacro culturale della piccola città. Farà da corredo alla cerimonia di istallazione della panchina un momento di ricordo per Francesco, curato, oltre che dai ragazzi che hanno materialmente realizzato la panchina, dalle associazioni Venus Verticordia e Collettivo Divergente, con la collaborazione della Cooperativa Sociale Il Geco.

La panchina che sarà istallata in ricordo di Francesco è stata realizzata dalle ragazze e dai ragazzi migranti ospitati a Venafro nell’ambito del locale progetto Sprar/Siproimi nella fase più critica dell’emergenza sanitaria, quando l’intero Paese era confinato in casa.

Per come è nata e per ciò che rappresenta, questa panchina riassume molto dello spirito di Francesco: l’apertura agli altri, l’accoglienza rivolta a tutti e specialmente a quanti sono troppo spesso respinti nei loro bisogni, la cultura come strumento di integrazione, ma anche la capacità di cercare la grazia persino laddove essa sembra essere negata, nelle difficoltà di un momento straordinario come quello in cui i ragazzi si sono attivati per realizzare il loro manufatto oppure in un lembo di provincia spesso troppo rassegnato alla marginalità.

Quello dei ragazzi ospitati è anche un dono alla città di Venafro che li ha accolti in questi anni e che molto deve al contributo generoso di Francesco.

Che tra i primi a riconoscere questo contributo siano stati proprio loro è molto significativo. Francesco amava ripetere che «siamo come pietre lanciate in acqua: ognuno di noi può dar vita a cerchi sempre più grandi».

Gli organizzatori dell’evento auspicano che l’istallazione di questa panchina sia per l’intera comunità di Venafro un momento da cui far nascere nuove occasioni che, partendo dal riconoscimento pubblico dell’operato di Francesco per la sua città, sappiano portarne avanti quell’impegno che è stato la traccia più profonda del suo passaggio tra di noi.