I tempi sono cambiati, continuano giorno dopo giorno, anno dopo anno a cambiare ed anche tantissimo ! Tanti gli esempi e tra questi uno in particolare si ricorda per i suoi risvolti sociali, giust’appunto ad inizio del nuovo anno. Periodo che veniva dedicato  a …”Ceccon”, come di solito era chiamato il suino allevato un anno intero nella stalla sotto casa o nel fondaco poco distante e per il quale coi primi giorni del nuovo anno era arrivata la conclusione della propria esistenza ! Oggi quanto di seguito si leggerà non è più consentito in punto di legge prevedendosi il ricorso a mattatoi appositi, ma non molto tempo addietro avveniva regolarmente e tutte le famiglie dei paesi molisani sia del ceto contadino che medio/borghese lo praticavano praticamente dinanzi all’uscio di casa, per strada e con la partecipazione di tante “mani di aiuto”, sia di parenti che di conoscenti o di vicini di casa. Le donne di casa si svegliavano nottetempo per accendere il fuoco in strada e mettere a bollire l’acqua negli ampi contenitori metallici in modo da disporre di acqua bollente con cui pulire il maiale da peluria ed altro appena dopo la sua morte. A tale incombenza provvedeva uno dei macellai di paese, cui si rivolgeva per tempo la famiglia proprietaria del maiale praticamente prenotandolo con settimane di anticipo. E l’uomo, carico di responsabilità per il compito affidatogli e munito di panni bianchi di cotone e soprattutto di coltelli di varie misure, arrivava a sua volta sul luogo in questione prima che l’alba sorgesse e constatando d’acchito se l’acqua bollisse al punto giusto.

Mai però che andasse bene quanto approntato dalle donne, che seduta stante venivano invitate ad alta voce dal predetto macellaio ad rinfocolare il fuoco ! Quindi entravano in scena gli uomini di casa e del vicinato. In cinque, sei ed anche più, compreso qualche fanciullo incaricato di tenere … la coda del maiale con una fune mentre l’animale preso dalla stalla procedeva in strada emettendo il classico grugnito stridulo e lamentoso quasi prevedendo quanto di lì a poco gli sarebbe capitato, muniti di funi si recavano a tirar fuori l’animale dalla stalla o dal fondaco per portarlo dov’erano ad attenderlo macellaio e donne. Una volta sul posto tra spinte ed altro “Ceccon”, che intanto grugniva a più non posso, veniva disteso non senza fatica sulla “scannella” di legno, in genere alquanto sgangherata e malandata, e mentre adulti e fanciullo cercavano di tenerlo il macellaio affondava il colpo ! La bestia si dimenava e grugniva tantissimo, le donne meno coraggiose scappavano via ritirandosi in casa, il macellaio teneva la lama nel corpo dell’animale ed intanto qualcuno con ampio recipiente raccoglieva il sangue del suino per farne godurie per il palato. Tant’altro sangue però finiva a terra e per giorni scorreva abbondante su strade e nei vicoli di paese, data l’abitudine di molti di fare altrettanto ad inizio di anno nuovo ! Intanto trascorrevano minuti, “Ceccon” restava immobile sulla scannella ed a quel punto con l’azione congiunta di macellaio, donne ed uomini iniziava la pulizia esterna della sua pelle con la rimozione della peluria, usando coltelli ed acqua bollente attinta dai contenitori metallici con le tipiche pignatte di terracotta. Tale operazione durava una buona mezz’ora, l’alba intanto si avvicinava ed a quel punto il macellaio, affilati i propri coltelli e dopo che “Ceccon” era stato appeso dinanzi all’uscio di casa ai “cussal” divaricandone le zampe posteriori, interveniva sull’animale, aprendolo perché arieggiasse e pulendolo. Prime constatazioni orali dell’abbondanza naturale del suino e subito tagli di pezzi di carne da mettere a cuocere assieme a peperoni agrodolci di casa. Pietanze che venivano offerte ai presenti assieme a robuste fette di pane casareccio, bicchieri di rosso frizzante e bicchierini di liquore, perché si gustasse il tutto “celebrando” con brindisi ed ampi sorrisi di soddisfazione e compiacimento quanto appena avvenuto, fermo restando che il taglio dell’animale per farne prosciutti, salsicce, capicollo ect. avveniva uno/due giorni dopo, lasciando che la carne “riposasse”. Nel mentre passavano in strada per le loro incombenze quotidiane le comari ed altre donne di paese che, ammirato il “Ben di Dio” che pendeva sull’uscio aperto di casa, non tardavano ad esclamare ad alta voce … “Dì b’nerica ! Quanta rass’ e quanta carna ! Auguri cummà e bona saluta …!”. “Ceccon” non c’era più, ma in casa era arrivato tanto “Ben di Dio” con cui tirare avanti la famiglia un anno intero ! Oggi … ? Niente di tutto questo ! C’è la macelleria, a meno che non si sia vegetariani !

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