Il consigliere regionale è accusato di malversazione ai danni dello Stato per aver percepito 150 mila euro di finanziamenti europei dalla Regione Molise senza avere i requisiti sarebbe incompatibile con il ruolo istituzionale

“Scusate, la Regione oggi qui non c’è? Non si è costituita parte civile?”. Sono queste le parole pronunciate dal presidente del collegio giudicante sul procedimento giudiziario iscritto nel registro generale notizie di reato col numero 259/2020. Si tratta del processo al consigliere regionale Andrea Di Lucente, braccio destro del presidente della Regione Molise Donato Toma e consigliere delegato al settore più sensibile: la digitalizzazione.

La domanda della dottoressa Cappelli, presidente del collegio giudicante composto anche dai giudici Martina Guenzi e Giovanna Zarone, apre a quella che in gergo può definirsi una questione morale all’interno del governo regionale (presieduto da Donato Toma) che si costituisce parte civile per cittadini accusati di diffamazione ma non si ritiene opportuno costituirsi parte civile nei confronti di chi, come Di Lucente, è imputato in un processo per aver “truffato” la Regione Molise al fine di ottenere un finanziamento europeo da parte dell’ente per l’importo di circa 150mila euro.

Nella giornata di mercoledì 9 giugno 2021 presso il tribunale di Isernia sono stati ascoltati i testimoni dell’accusa. In particolari gli esponenti della Guardia di Finanza che hanno condotto le indagini hanno confermato i tentativi dell’imputato di mascherare l’assenza di una sede legale della sua azienda sul territorio molisano, come invece richiedeva il bando, mentre i testi della difesa saranno ascoltati il 15 dicembre prossimo.

Secondo l’accusa Andrea Di Lucente avrebbe mentito alla Regione Molise per ottenere un finanziamento europeo di oltre 150mila euro (a valere sui fondi POR-FESR 2007-2013 Asse I Attività I.2.2) a favore della società Gam Consulting SRL di cui è proprietario al 95% (l’altro 5% appartiene al padre) e di cui, all’epoca dei fatti contestati, era amministratore unico.

Per ottenere tali finanziamenti, uno dei requisiti principali delle aziende deve essere quello di avere sede legale sul territorio dell’ente che concede i fondi. Quindi l’azienda di Di Lucente avrebbe dovuto avere sede in Molise.

Dalle indagini della Guardia di Finanza, come dichiarato anche in aula dinanzi ai giudici,  si evince che la sede dichiarata in Molise dal consigliere regionale, braccio destro di Donato Toma, era fasulla. Al momento dell’accertamento dei fatti da parte della Guardia di Finanza di Isernia, le fiamme gialle avrebbero accertato che la sede dichiarata alla Regione, a Isernia, era inattiva.

Lo stesso Andrea Di Lucente pare sia stato ascoltato all’epoca dagli inquirenti e avrebbe dichiarato di aver spostato la sede da Isernia a Pozzilli, indicando lo stabile. Ma al momento della verifica delle dichiarazioni del consigliere Di Lucente, la Finanza accerta che l’indicazione di Di Lucente era fasulla.

Da qui l’apertura della vicenda giudiziaria, iniziata a cavallo dell’elezione in Consiglio regionale dell’ex sindaco di Vastogirardi secondo eletto nelle fila dei Popolari per l’Italia. La Regione Molise, che per prassi si costituisce parte civile in ogni procedimento giudiziario che possa danneggiare l’ente, stavolta con Andrea Di Lucente non si è costituita.

La Giunta regionale guidata da Donato Toma evidentemente non ha ritenuto opportuno difendere neppure l’immagine dell’ente che aveva approvato ed elargito i finanziamenti alla Gam Consulting di Andrea Di Lucente che, dopo essere stato eletto in Consiglio regionale per evitare cause di incompatibilità o di ineleggibilità, ha ceduto il testimone del ruolo di amministratore unico al padre Celestino restando però lo stesso Andrea Di Lucente, proprietario del 95% della società beneficiaria. Cosa questa che aprirebbe anche l’aspetto politico amministrativo della vicenda perché la “Commissione per la verifica delle cause di ineleggibilità e incompatibilità” del Consiglio regionale non ha mai affrontato la questione perché nessuno ha portato la vicenda all’accertamento dell’organo consiliare.