di Giovanni Minicozzi

Sono diversi anni ormai che il lavoro è stato sostituito dalla cassa integrazione e dall’assistenzialismo necessario, comunque, per aiutare milioni di famiglie che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena.
Il tasso di disoccupazione si è attestato al 14 % e per i giovani tocca il 34%.
La crisi produttiva degli ultimi anni si è aggravata con l’insorgere della pandemia e ha cancellato centinaia di migliaia di posti di lavoro in Italia.

Gravissima anche la condizione occupazionale nel Molise.
Aziende storiche come lo Zuccherificio, la Gam, la Ittierre fallite tra l’indifferenza del governo regionale.
Attività produttive queste che negli anni hanno contribuito ad alimentare di molto il Prodotto Interno Lordo fino al punto di fare uscire la Regione dall’obiettivo uno.
Nell’ultimo periodo il PIL è crollato fino a toccare il valore del 75% rispetto alla media delle regioni europee.
Inoltre una miriade di piccole e medie imprese sono state costrette a chiudere alimentando la dilagante povertà che affligge ormai il 28% delle famiglie molisane.
I giovani, e non solo loro, lasciano questa “terra del sacramento” e la catastrofe demografica – solo 295mila residenti per di più persone anziane – può rappresentare il colpo mortale perfino per l’autonomia istituzionale.

Le prospettive?
Neanche a parlarne con un governo regionale avvitato su se stesso, impegnato nella strenua difesa dei propri privilegi e incapace di programmare il futuro del Molise.

In tale contesto i sindacati cercano di fare quello che possono ma appaiono timidi nel rivendicare i diritti dei lavoratori e in primis il diritto al lavoro.

Dunque oggi primo maggio 2021, festa del lavoro e dei lavoratori, non c’è niente da festeggiare, semmai onoriamo una triste ricorrenza come accade ogni anno per il due novembre.