Sabato 1 luglio alle ore 18,30 presso il giardino del Bar Oasis, in via Calvario, a Palata presentazione del libro edito dalle edizioni Casa del Popolo “Giovani, ribelli e sognatori. Una generazione non raccontata che sognava la rivoluzione negli anni ’80” a cura di Italo Di Sabato. Il libro ripercorre attraverso le testimonianze di Angelo Lamelza, Domenico Vitulli, Fabio Lemme e Antonio Dalò le esperienze dei giovani attivisti di Democrazia Proletaria a Palata negli anni ’80 del Novecento.

Dialoga con i protagonisti dell’epoca il giornalista e scrittore Giuseppe Pittà

Gli anni ’80 sono stati gli anni del reaganismo e del thatcherismo, quelli in cui si afferma la controrivoluzione neoliberista: gli anni di Ustica e della strage alla stazione di Bologna. Gli anni dello scandalo della P2 di Gelli e della nascita della “televisione del dolore”. La marcia cosiddetta dei 40.000. L’11 giugno del 1984 muore il segretario del Pci Enrico Berlinguer. Nell’ottobre 1985, il caso della “Achille Lauro”. Cossiga è presidente della Repubblica e Michail Gorbaciov eletto segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Il 26 aprile 1986 esplode un reattore nucleare a Chernobyl. Sono gli anni del riflusso del movimento antagonista nel lungo ‘68 italiano, gli anni della repressione e degli arresti di massa, dell’eroina. Nel 1989 i fatti di Tienanmen e il crollo del muro di Berlino.

Ebbene entro queste (e molte altre) vicende nazionali e globali, un gruppo di giovani sta diventando adulto, sta formandosi umanamente e politicamente, condividendo un percorso collettivo, in un piccolo paese del meridione d’Italia. Siamo a Palata, e quella raccontata in Giovani, ribelli e sognatori è la storia di un’esperienza di vita vissuta tra globale e locale, tra lotte e costruzione faticosa di alternative, tra vissuto personale e attività politica. Anche se per quei giovani, allora, non era possibile distinguere così nettamente i due piani, personale e politico. Non era allora come poi è diventato: il personale privatizzato e omologato, il politico ridotto ad autoritarismo e rappresentazione, spettacolo.

Giovani, ribelli e sognatori è dunque la storia di un collettivo locale di Democrazia Proletaria, ribelle e radicale, stretto tra la coltre asfissiante che il dominio della Democrazia Cristiana imponeva al territorio e l’incompatibilità con un Partito Comunista interessato più a gestire il potere che a criticarlo per sostenere l’emancipazione delle classi subalterne; è il racconto di un collettivo che, pur nei suoi tratti di ingenuità, era capace di leggere il presente alla luce della storia passata e vedere il futuro, mobilitando, e contestando la direzione che stava prendendo la società, e che poi effettivamente ha preso: «gli anni ottanta non sono mai finiti. Da qualunque punto di vista li si osservi, essi appaiono più che mai l’antefatto, l’incubatore del nostro presente».

Quella raccontata nel libro edito da Edizioni Casa del Popolo è certo, anche, la storia di una sconfitta, ma è anche la testimonianza concreta di un’altra democrazia possibile, di una utopia concretamente realizzabile.

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