di Redazione

Il Testo Unico degli Enti locali (art. 38, comma 7) recita: «Le sedute del consiglio e delle commissioni sono pubbliche». A Venafro, da sempre, questa condizione è disattesa. La sala ove si tiene il consiglio comunale è, infatti, del tutto inadeguata per dimensioni a ospitare i cittadini che vogliano prendere parte alle sedute dell’organismo e, soprattutto, irraggiungibile per i cittadini con difficoltà motorie.
Piazzette Riesistenti, iniziativa nata per favorire la più larga partecipazione possibile alla gestione della cosa pubblica, ha raccolto, in un’assemblea svoltasi lo scorso agosto, il desiderio dei cittadini di poter prendere concretamente parte alle sedute del consiglio. Per mezzo di una relazione che riassumeva i contenuti dell’assemblea stessa, Piazzette Riesistenti ha inoltrato questa istanza alla giunta, ai consiglieri di maggioranza e di opposizione. Non vi è stato nessun riscontro sul punto da parte degli amministratori, ma il
consigliere di minoranza Pontone ha presentato una mozione che chiedeva il trasferimento della sede del consiglio comunale in locali privi di barriere architettoniche e adeguati per capienza. Al tempo stesso, Pontone chiedeva che le riunioni dell’assemblea civica fossero trasmesse via streaming.
Mercoledì 31 gennaio, il consiglio comunale di Venafro ha discusso le due richieste avanzate dal consigliere di minoranza. L’una e l’altra richiesta sono state rigettate dagli esponenti dell’amministrazione e della maggioranza. Dal punto di vista della maggioranza, le due problematiche evidenziate non possedevano il requisito della perentorietà. Lo spostamento di sede è stato dunque rigettato, rinviando a un futuro e non meglio definito progetto, destinato alla risistemazione del palazzo comunale e all’abbattimento delle barriere architettoniche. L’assoluta approssimazione dei termini di finanziamento e l’evidente impossibilità di definirne i tempi di realizzazione rivelano, almeno per il momento, l’inconsistenza e l’inadeguatezza di una tale soluzione.
La trasmissione via streaming del consiglio è stata inoltre respinta auspicando che i cittadini partecipino fisicamente alle sedute dell’assemblea. L’incoerenza di queste decisioni è lapalissiana: si auspica la presenza fisica dei cittadini alle sedute del consiglio comunale, ma si sceglie di continuare a tenere il consiglio in una sede angusta per tutti, faticosa da raggiungere per i più anziani e irraggiungibile per i diversamente abili. La sala consiliare non dispone inoltre di posti a sedere: gli astanti sono costretti a seguire il consiglio comunale in piedi.
Si tratta, a nostro avviso, di un’incoerenza strumentale, che impone una domanda: perché la maggioranza che amministra la città vuole limitare la partecipazione dei cittadini alle sedute del consiglio comunale?  Riteniamo che il rifiuto di rendere le sedute del consiglio autenticamente pubbliche sia un fatto gravissimo. Questo non solo perché si disattende a quanto previsto dal Testo Unico degli Enti Locali, ma soprattutto perché viene negata l’essenza stessa della democrazia, che o è una casa di vetro aperta alla partecipazione e al controllo popolari o non è. E, soprattutto, discriminando i diversamente abili, impediti a esercitare il loro diritto alla partecipazione ai consigli comunali, si nega il principio costituzionale secondo cui “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” indipendentemente dalla loro condizione personale.

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