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di Francesca Rocchio

Eh si, non c’è nulla da fare, il 6 settembre del 2019 Isernia si sveglia e si siede… a tavola! Una tavolata lunga quasi un chilometro con sopra di tutto: panonte come piovesse, pentole a pressione della nonna tirate a lucido per l’occasione, teglie di peperoni imbottiti a bilanciare la pendenza di Corso Marcelli e caciocavalli come prezzemolo, ovunque.

Così quell’Isernia provincia, che seppur grande poco più di uno dei paesi più piccoli dell’hinterland milanese si atteggia come metropoli, si riscopre paese e con quella calda accoglienza, tipica delle piccole comunità, condivide il desco, in comunione.

Ma perché diciamoci la verità, quand’è stata l’ultima volta che noi isernini ci siamo sentiti veramente parte di qualcosa? Qualcosa di grande, di importante, di sensazionale ma allo stesso tempo semplice e genuina? La promozione dell’Isernia calcio in C2?!

La fine della seconda guerra mondiale?! La fine della prima guerra sannitica?! Eppure signori il 6 Settembre qualcosa è avvenuto. Un brivido lungo la schiena, che seppur ancora primordiale, ha percorso per tutta la sua lunghezza il centro storico Pentro.

Ed è proprio così che dovrebbe essere, come il battito all’unisono nell’assoluto silenzio di piazza prima del Palio di Siena, come il fervore febbricitante nell’attesa dell’arrivo del mastodontico baldacchino illuminato che innalza Santa Rosa sui tetti di Viterbo, come il piacere senza prezzo del riscoprirsi umani, seduti di fianco al proprio concittadino, quello che, volente o nolente, fa parte della tua stessa squadra e che vince e perde insieme a te.

Per cui isernini, cerchiamo di non perdere l’entusiasmo aspettando il Magnastoria 2020, il quale si spera possa cadere di sabato, così da evitare attriti lavorativi poco piacevoli!

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