di Redazione politica

Il 5 giugno 2020 Donato Toma scrisse al commissario ad acta alla sanità del Molise (Giustini), all’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro per la Salute Roberto Speranza (LEU) e all’allora ministro per gli affari Regionali Francesco Boccia (PD) dicendo no al centro Covid a Larino.

Il presidente della Regione Molise continua a ripetere che lui non ha alcuna responsabilità in questa storia. Invece oggi in Consiglio regionale è stata divulgata la lettera che porta il protocollo numero 88367 del 2020 che inchioda la volontà politica di Donato Toma e che oggi ha portato il Molise a non avere nessun ospedale non Covid e a restare senza posti letto per i Covid.

La storia parte dal 6 aprile 2020 quando in Consiglio regionale, su proposta a sorpresa dell’ex presidente Iorio, l’aula deve decidere di approvare o meno una mozione per attrezzare il Molise ad essere pronto alla rete ospedaliera per l’emergenza epidemiologica che nel resto d’Italia si stava manifestando con tutta la sua virulenza. Il centrodestra, spiazzato come le altre forze politiche, non sapendo che pesci prendere vota sì.

In quel modo il Consiglio regionale impegnava il presidente della Giunta regionale, in qualità anche di commissario all’emergenza a capo della Protezione Civile, di porre in essere quanto in suo potere per procedere a sistemare un centro Covid all’ospedale Vietri di Larino. Poco dopo Toma alza le mani e si sfila. Il 5 maggio 2020, infatti, sempre in Consiglio regionale, a ripresentare la stessa mozione sono il Pd e i 5stelle.

Toma interviene e afferma: “Le scelte non competono a me ma al commissario ad acta” e la mozione viene respinta da tutti i partiti di maggioranza (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia). Votano a favore solo Pd, 5telle e Michele Iorio. Intanto il commissario ad acta Giustini aveva seguito l’indirizzo politico del Consiglio regionale già da aprile 2020 ed era alla ricerca di qualcuno che potesse portare avanti la creazione del progetto del Covid Hospital a Larino.

Affida dunque il progetto al Direttore Sanitario del Distretto di Termoli, Giorgetta, assegnando “un formale incarico esplorativo per un progetto di fattibilità, correlato da apposita relazione, inerente la realizzazione di un ospedale per emergenza Covid 19 presso l’ex ospedale Vietri di Larino”.

E Giustini comunica questa decisione anche al presidente della Regione Molise e ai vertici Asrem. E qui interviene Toma che a giugno scrive a Giustini dicendosi preoccupato per “la modalità e la tempistica con cui si vuole dare attuazione” alla creazione del centro Covid ricordando che Oreste Florenzano e Lolita Gallo (dg Asrem e Direttore generale della Salute), nei primi giorni di maggio 2020, dopo una verifica tecnica, avevano detto no al Covid a Larino. E quali erano le motivazioni?

– Il centro Covid a Larino non si può fare, scrive Toma a giugno 2020, perché contrasta con le linee guida dettate dal Ministero. E cosa dicevano le linee guida? Che là dove possibile, il Covid hospital doveva essere individuato in un centro hub.

In Molise però l’unico centro hub è l’ospedale Cardarelli di Campobasso. “Farlo diventare centro Covid – continuava a sostenere anche l’ex presidente Michele Iorio – significa chiudere la sanità pubblica in Molise – e ribadiva Le linee guida del Ministero indicano che dove non è possibile usare un centro hub bisogna individuare delle strutture dedicate esclusivamente all’emergenza epidemiologica”. Ancora una volta tutte le strade portavano a Larino con la possibilità di creare circa 200 posti letto qualora il Molise ne avesse avuto bisogno.

Ad ogni buon conto Giorgetta, su pressioni della Regione Molise e di Asrem dicono i bene informati, abbandona l’incarico ricevuto senza neppure più rispondere o comunicarlo al commissario Giustini. Dicono i bene informati.

Nella lettera del 5 giugno 2020 Toma stesso ribadisce che il Cardarelli di Campobasso è “l’unica struttura DEA di I livello nel territorio regionale” quindi ammette di sapere che trasformare questo ospedale in centro Covid comporterà che i molisani non potranno più avere una rete ospedaliera per le patologie più gravi e tempo dipendenti.

E Toma scrive: “La Sua scelta di “insistere” in un’istruttoria finalizzata alla realizzazione del centro Covid presso il Vietri di Larino rischia di compromettere ancora una volta una celere ed efficace riorganizzazione dell’assistenza sanitaria molisana”.

Il resto è storia: Giustini va avanti con il progetto di Larino per dotare il Molise di un centro covid dedicato, a Roma arrivano due piani. Il secondo viene firmato dalla sub commissario Ida Grossi, dal dg Asrem Florenzano e dal Dg salute Lolita Gallo. Il Ministero sposa a pieno la tesi politica dettata da Toma nella lettera del 5 giugno e si presenta a Roma un terzo Piano che prevede il centro Covid alla torre del Carrdarelli di Campobasso.

Ancora oggi non si capisce chi abbia redatto quel progetto in soli due giorni. L’unica cosa certa è che ad oggi il Molise non ha un centro Covid, che l’azienda che doveva effettuare i lavori a Campobasso non ha preso in carico i lavori per un serie di problemi tecnici che ritarderanno i lavori almeno di 8 mesi.

Intanto i molisani non hanno una rete per le emergenze tempo dipendenti, Giustini è indagato per omissioni di atti d‘ufficio (perché avrebbe dovuto provvedere a prendere provvedimenti) e per abuso di atti d’ufficio (perché in un decreto ha nominato commissario all’emergenza Oreste Florenzano senza averne i poteri). Il che apre la domanda: chi scrive i decreti al commissario ad acta?

Infine l’ospedale Cardarelli non ha più posti letto covid, l’impianto per l’ossigeno non funziona e nessuno provvede, Termoli è diventato anche ospedale Covid, i cittadini muoiono e Toma, Giustini/Grossi e Florenzano/Scafarto fanno spallucce e giocano al “io non c’entro”.

smart