di Redazione

Inaugurazione mostra collettiva oggi, giovedì 16 maggio, alle ore 18:00, nello spazio espositivo in Aula Magna di Ateneo – Campus Universitario Vazzieri – in Via F. De Sanctis a Campobasso.
Galleria Gino Marotta ARATRO – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea del Polo Museale UniMol – presenta l’ultima mostra della stagione 2023-24: una collettiva che raccoglie nove artiste italiane e internazionali che si servono di forme espressive diverse, in una fusione segnata da un’armonica coerenza segreta. Saranno esposte così opere pittoriche, animazioni digitali, incisioni, fotografie, disegni, bozzetti e installazioni.
Il titolo della mostra è ispirato a una poesia di Silvina Ocampo, la grande scrittrice e pittrice argentina che rappresenta un modello ideale per questo progetto dedicato alla percezione, alla contemplazione come strumento di dialogo visivo e intellettuale tra l’occhio e l’opera e alla speranza dell’arte di dare una nuova forma al mondo.
La mostra parte idealmente da Giosetta Fioroni, pioniera di quella nuova visione che si ritrova nelle altre artiste invitate, in una sapiente mescolanza di pittura e fotografia, di installazione e arte concettuale che rappresenta ancora un modello per le più giovani generazioni.
Ti contemplo in una forma intende dunque intercettare il segno vitale e positivo e la forza creativa di nove artiste, nell’intreccio formato dalla complessa incisività del loro lavoro, nelle differenze e nelle molte consonanze delle loro poetiche.
Troviamo così le riflessioni pittoriche sulla nostra identità parallela proiettata nei social network della serie Stolen Selfies di Evita Andújar; l’articolato e intenso percorso progettuale tra gli schizzi, i bozzetti e gli studi grafici per i grandi muri di street art realizzati da Croma; le monumentali cianografie di Anna Di Paola, immersioni in uno spazio onirico formato dalla memoria di presenze umane e vegetali; gli antichi centrini su cui Luvi ha impresso una raffinata e poetica traccia pittorica di figure in bilico tra mondo umano e mondo naturale; i quadri di Cristina Mangini, cerchi di oggetti e metafore di uno spazio prossemico, in un equilibrio tra geometria e infinito; le foreste e le serre dipinte da Arianna Matta in una vibrazione profonda di verdi creata con strumenti fisici e digitali; l’installazione di incisioni di Emilia Telese sul contrasto tra l’eredità culturale del sud Italia e gli elementi distintivi della cultura islandese; gli assemblaggi di oggetti personali di Ivana Volpe che generano un senso di metamorfosi e rinascita nel loro legame con le radici familiari.

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