di  Michele Santulli

Imperava felicemente sullo scranno più elevato della Regione Molise, per anni e anni, Angelo Michele Iorio da Morrone del Sannio, il risultato della cui saggia amministrazione si ammira in giro: cemento armato e asfalto, solo i detrattori parlano di distruzione e devastazione dell’ambiente e del paesaggio: in effetti bisogna dare atto all’ex governatore Michele Iorio e sua compagine che grazie alle loro capacità, contribuirono notevolmente a far assurgere la regione Molise al primo posto al mondo per consumo di cemento armato pro capite, fatte ovviamente le dovute proporzioni! In tale felice primato seguito a ruota, mi informano, da Frosinone. Un secondo primato, questa volta solo nazionale, ha conseguito il Molise sotto la saggia amministrazione di cui sopra:  la Regione Molise è all’ultimo posto per consumo di prodotti SIAE cioè per attività e iniziative riguardanti  arte, cultura e sport: tali due primati, pur se a livelli differenti, sono riscontrabili anche presso altre regioni italiane. Quanto al contrario è un primato assoluto, già scritto dunque nel libro della storia con disdoro e vituperio, è il seguente fatto: una vecchia famiglia di avvocati originaria della zona di Macchia d’Isernia stabilita a Roma, qualche anno addietro un suo rappresentante, avvocato famoso e professore universitario a Siena, grande collezionista di opere d’arte antica, decide, dando seguito ad atavici e ancestrali impulsi nostalgici, di donare una cospicua quantità di opere antiche (quadri in prevalenza dell’epoca Barocca) in numero di oltre centoventi, alla  Regione d’origine della sua famiglia, il caro Molise, e propone la donazione ovviamente al numero uno cioè a Michele Iorio. Badate bene: si trattava di una donazione! Si trattava anche di quasi far schizzare di punto in bianco il Molise a primario museo di arte antica in Italia! La trattativa si svolse in maniera così produttiva ed intelligente che ad un certo punto il collezionista si sentì tanto disgustato e offeso che disse: basta! E si tirò indietro. Giustamente i suoi  interlocutori  che potevano mai capire di quadri e di opere d’arte, tutti presi da cemento armato e asfalto? Bisogna capirli. Di questi quadri avvenne che 26 furono scelti dal  Museo del Louvre (ripeto: Museo del Louvre, Parigi) e sistemati in una sala riservata che, prestigio massimo immaginabile,  porta il nome del donatore; altri 126 dipinti oggi fanno l’onore e il richiamo del Palazzo Chigi di Ariccia presso Roma: alla cerimonia di inaugurazione della donazione erano presenti le massime autorità regionali e governative e in prima fila sedeva il direttore del Museo del Louvre venuto appositamente per onorare il Mecenate che il Molise invece aveva respinto ed allontanato!!

In quelle giornate il presidente Iorio e la Signora Polverini, sua omologa del Lazio, assieme ad un codazzo di pari intenzionati, ad Atina gettavano le basi per la creazione di un ulteriore mostro cementizio che fino ad oggi per fortuna  non è stato realizzato:  la cosiddetta dorsale appenninica che dovrebbe collegare Isernia con Sora.

quadro intero

Oggi nel Molise  governa altrettanto felicemente, Paolo Frattura. E tutto prosegue e continua come ai bei tempi: cemento armato in quantità. Però bisogna riconoscere che oggi si parla anche di arte e perfino di arte grande: volontà e intenzione  dei reggitori istituzionali della cultura molisana sono che il Molise deve sbalordire l’Italia attraverso concerti e opere liriche di primaria qualità, di rappresentazioni teatrali di primario livello, di mostre d’arte eccezionali. E con riferimento alle mostre, quelle su Gino Marotta, Ant.Pettinicchi, Marc.Scarano sono un riconoscimento lodevole dell’arte autoctona, ma ben altre sono le finalità e gli obiettivi: l’anno scorso i campobassani  hanno potuto godere il più grande  degli artisti italiani e cioè una esposizione di 34 oli  e acquarelli, di 10 litografie, di  24 disegni,  e corredo di lettere  e foto, di Giorgio De Chirico: una iniziativa che ha inorgoglito tutti i promotori: governatore, presidente e direttore della Cultura. Che sia costata un pochettino, si parla di circa duecentocinquantamila  Euro in tutto (la precisione non è possibile a causa del vigente segreto di stato!), non suscita alcun dubbio e perplessità: i campobassani hanno potuto  ammirare in casa l’arte di De Chirico. Ed in aggiunta ora hanno il catalogo dell’evento, a memoria. Altro avvenimento di livello nazionale si sta organizzando per fine estate allorché saranno presentate ai molisani le opere dell’artista Antonio Ligabue e di Pietro Ghizzardi  con la supervisione scientifica  e  catalogo a cura di Vittorio Sgarbi: anche questa iniziativa tra annessi e connessi non costerà ai molisani, si ritiene, meno di duecentomila Euro, con soddisfazione e gratificazione di tutti i promotori: infatti dopo,  anche in questo caso, resterà, a ricordo, il catalogo.

E come per Michele Iorio così per Paolo Frattura dobbiamo registrare un primato assoluto: non ha battuto ciglio a veder spendere oltre quattrocentomila Euro di soldi pubblici regionali, limitandoci alle sole due mostre d’arte citate, mentre allo stesso tempo la sua segreteria dichiarano che non ci sono i soldi per restituire ai molisani l’opera più importante del figlio più glorioso del Molise Arnaldo De Lisio! I tempi, ci dicono, sono difficili e non si possono spendere soldi per un quadro! Per la mostra di de Chirico e di Ligabue e Vittorio Sgarbi, va bene, tanto ci restano i cataloghi, per De Lisio non va bene, perché ci resta… il quadro! E noi quando ritorna il Presidente Mattarella sono i cataloghi di De Chirico e di Ligabue che vogliamo mostrargli a onore del Molise, e non il capolavoro del suo figlio più glorioso affiorato miracolosamente sul mercato!

Questa opera, Allegoria delle tentazioni (2,15×2,35 m), è stata esposta al pubblico per circa un mese al palazzo GIL e pare che il governatore Frattura non abbia avuto nemmeno il tempo di andarvi. Tutto alla rovescia: il capolavoro di Arnaldo De Lisio, il figlio più illustre del Molise, a meno della metà dei soldi spesi, ignorato ed allontanato, analogamente al collezionista con Michele Iorio: restituiti invece ai molisani i cataloghi delle due mostre. Michele Iorio tolse ai Molisani 120 opere antiche del 1600 offerte in regalo, Paolo Frattura ha privato la cultura regionale della riappropriazione del capolavoro del Molisano più illustre, ‘perché non ci sono soldi per quadri’, ma per i cataloghi ci sono!