La Commissione Accordi Economici della Figc ha deciso che la società deve versare a Giulio Sanseverino la somma che fa riferimento al periodo del lockdown. La replica: “Nessuna normativa ha mai chiarito l’eventuale spettanza per i tesserati delle somme relative ai mesi di stop dell’attività. Solo in data 25 settembre 2020 la Lnd e l’Associazione Italiana Calciatori hanno siglato un protocollo d’intesa non vincolante. Rispetteremo ogni decisione”.

La Commissione Accordi Economici della Figc ha stabilito che la società del Campobasso debba pagare, entro 30 giorni, quasi 2500 euro all’ex centrocampista Giulio Sanseverino, in rossoblù nella seconda parte della scorsa stagione. Non si tratta di emolumenti non pagati, in realtà, quanto di “definizione di eventuali somme residue” che fanno riferimento al periodo marzo-giugno dell’anno scorso, ovvero in piena pandemia quando non si è giocato e non ci si è allenati, come spiegano dal club di Corso Vittorio Emanuele.

In pratica, il calciatore ha deciso di fare vertenza contro la società appellandosi alla norma stabilita dal protocollo siglato tra Lnd e Associazione calciatori lo scorso settembre, che recita: “Per i compensi maturati ed insoluti nella stagione sportiva 2019/2020, compresi quelli relativi al periodo intercorrente dalla data dell’1 marzo 2020 al 30 giugno 2020, il club dovrà provvedere al pagamento dell’importo pari all’80% della somma totale netta pattuita nell’accordo, detratto quanto eventualmente già percepito dai tesserati a titolo di indennità”. La Commissione ha stabilito che la cifra debba essere precisamente di 2.476,35 euro.La nota societaria tiene a spiegare che «sono stati pagati regolarmente tutti gli emolumenti maturati dai propri tesserati alla data di sospensione del campionato causa Covid, così come previsto dalle normative federali e come testimoniato dalle liberatorie depositate presso la Figc in fase di iscrizione all’attuale torneo di serie D.

Nessuna normativa federale o statale ha invece mai chiarito l’eventuale spettanza per i tesserati delle somme relative ai mesi di stop dell’attività agonistica, ovvero da marzo 2020 in poi. Solo in data 25 settembre 2020 la Lega Nazionale Dilettanti e l’Associazione Italiana Calciatori hanno siglato un protocollo d’intesa non vincolante, lasciando quindi alle parti la libera scelta di aderire o meno alla proposta di una risoluzione transattiva in assenza di una norma specifica a tutt’oggi ancora mai neanche approntata”.

La precisazione è d’obbligo: “Le vertenze che riguardano qualsiasi calciatore di serie D sulle somme maturate nel periodo di sospensione causa Covid non si riferiscono quindi a stipendi non pagati, ma al massimo alla “definizione” di eventuali somme residue da pagare entro 30 giorni dalla data di giudizio. Dispiace inoltre prendere atto che il protocollo LND-AIC, a cui il Campobasso e tanti altri club hanno scelto di non aderire, è stato all’epoca siglato dai vertici federali senza avviare alcun dialogo preventivo con le società, assumendosi di fatto una grave responsabilità in un momento di crisi per il calcio”.

Il club inoltrerà ricorso al Tribunale Federale Nazionale, “con l’auspicio che possa riconoscere l’inesistenza di ulteriori somme da riconoscere ai tesserati per il periodo di stop dovuto alla pandemia, ribadendo peraltro che quelli degli atleti dilettanti sono rimborsi e non compensi lavorativi (altrimenti ci sarebbe stata la ‘cassa integrazione’ come tra i professionisti) e che in quei mesi non c’è stata alcuna prestazione né spesa da parte degli atleti, tutelati oltretutto da Sport e Salute, a differenza delle società che da più di un anno fanno i conti con i mancati incassi. La serie D al danno ha aggiunto anche la beffa. Inutile ribadire, a tal proposito, che il Campobasso rispetterà ogni singola decisione”.