Emanuela Fancelli

Los Depredatores: biografía de una gran estafa”. Un libro scritto dall’imprenditore Llorenc Lluell e definito nel web come “Una autobiografía con piezas de una vida que es la historia de una generación que fabricó un nuevo orden económico político”.

Ho la fortuna di conoscere l’autore e quella di aver letto la prima edizione di questo libro, intitolata in italiano “I predatori la truffa più grande del secolo”, e voglio condividere la mia riflessione su questo testo, ora in versione ampliata, in quanto si offre a vari livelli di lettura.

Copertina

Quando Llorenc Lluell mi ha inviato questo libro nella versione attuale, sapevo che mi sarebbe piaciuto, perché la prima edizione mi aveva sorpreso, appassionato, incuriosito, perplesso, confermato ipotesi e confutato teorie, mi aveva tolto il sonno. C’è forse un complimento migliore per un libro di quello di esser capace di tenerti sveglio la notte per leggere pagina dopo pagina, lasciandoti un vuoto quando ti accorgi che hai letto anche l’ultima riga?

Los depredatores inizia come un romanzo, con descrizioni particolareggiate di Andorra e Barcellona, un pò alla Zafon, solleticando l’idea di passeggiare tra i vicoli, guardare le vetrine e le gallerie, immedesimandosi nei personaggi di quello che sembra un romanzo sul Lupen dell’arte.

I protagonisti, persone reali, sulle quali ci si può facilmente documentare, Giancarlo Parretti, Florio Fiorini e l’autore del libro Llorenc Lluell, a partire dagli anni ottanta, utilizzano delle opere d’arte, che potremmo definire “Falsi d’autore”, come garanzia di un prestito che, opportunamente investito, permetterà loro una vera e propria scalata nelle più importanti società a livello mondiale e, tra tutte, basta citare la Metro Goldwyn Mayer.

E’ proprio la forma romanzata a far dimenticare che quanto narrato corrisponda a verità e induce il lettore a concentrarsi, in un primo momento, o nella prima lettura, su questo gioco d’azzardo ideato dai protagonisti, tifando per la riuscita del loro affare, con la curiosità di volerne conoscere l’esito.

L’autore Llorenc Lluell e Emanuela Fancelli

Quando si ha l’illusione di aver intuito “il finale del libro”,  la trama cambia ed il ritmo della narrazione si fa più veloce finché, all’improvviso, il romanzo cede alla cronaca, il ritmo serrato pone il lettore di fronte ad una rassegna di eventi storici, che provano la veridicità di tutti i fatti narrati, e la vicenda dei quadri passa in secondo piano.

Non c’è più spazio per il romanzo ambientato tra le strade di Barcellona; il sipario si  alza  e da sfondo ora c’è il mondo.

I protagonisti si muovono da un paese all’altro come se nessuna distanza fosse loro di impedimento e gli affari cessano di essere esclusivamente economici per intrecciarsi con le Istituzioni delle varie Nazioni. Si arriva al punto in cui l’alta finanza necessita della copertura politica e il suo prezzo non si paga solo in moneta corrente.

Ad un lettore attento, o a chi, come me, rileggesse il libro, a questo punto non sfuggirebbe il messaggio sotteso agli eventi narrati. L’incontro tra la finanza e la politica conduce ad un cambiamento epocale che coinvolge, in primis, il modo di pensare e vivere la politica stessa.

La sinistra, in particolare, è protagonista di una evoluzione, sembra riconsiderare l’importanza del sostegno economico e si apre al mercato, pronta a cogliere ogni opportunità di investimento; figure prima condannate, sull’onda di un sentimento proprio della sinistra rivoluzionaria, ora sono riabilitate e, senza timore, i partiti, con una visione più progressista e al passo con i tempi, non solo non disdegnano i grandi Istituti bancari, ma pongono le basi per il proprio futuro, con investimenti in grado di creare lavoro, garantendosi altresì una autonomia finanziaria.

Si modificano per sempre gli equilibri tra la destra e la sinistra e si intuisce come questo cambiamento continuerà in maniera inarrestabile, accompagnando il passaggio, o l’illusione di esso, dalla prima alla seconda Repubblica.

Risaltano i nomi di personaggi famosi, in particolare italiani, come Craxi, De Michelis, Gardini ed altri sui cui si sono scritte pagine e pagine, perché, a torto o ragione, hanno fatto la storia del nostro Paese e difatti alcune delle vicende narrate fanno luce su alcuni dei principali eventi politici, anche italiani, che hanno animato la cronaca dagli anni ottanta al duemila.

Sorgono sentimenti contrastanti: si leggono nomi famosi e  vicende di affari a più e più zeri, capaci di ridurre in rovina un intero Paese, mentre basta alzare gli occhi dalla pagina per scontrarsi con una realtà tanto più piccola e tanto più difficile, di gente che lotta per il quotidiano.

Mi guardo attorno e vedo persone che, come formiche, lottano per una mollica di pane, ignare che sopra di loro, in una altra realtà, per molti inimmaginabile, vivono elefanti capaci di schiacciarle.

Mi si potrebbe obiettare che si tratta pur sempre di una mia lettura ed accetterei la critica a patto che si leggesse la cronologia degli eventi; senza offrire interpretazioni di sorta, nella parte finale, l’autore riporta, in sequenza cronologica, gli eventi per come si sono susseguiti, lasciando libero il lettore di trarre le proprie conclusioni.

Il non detto suona in queste pagine più forte di qualsiasi spiegazione perché ogni evento ed ogni fatto sembrano collocarsi secondo uno schema ben preciso in cui l’imprevisto non esiste perché è già contemplato sin dall’inizio.

Questo libro apre una porta per “Vedere avanti”, oltre la nostra esperienza personale, ma siamo pronti ad accettare l’esistenza di questo “di più” di cui forse mai faremo parte?

Retro

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui il Covid, la guerra Russia-Ucraina o l’impennata dell’inflazione a tratti appaiono come il risultato di decisioni sovranazionali, ma non istituzionali, ed aumentano i cd. complottisti, un libro che disvela i giochi che, tra gli anni ottanta e duemila, hanno indirizzato a livello internazionale la politica e l’economia, quali conseguenze potrà avere? Non è ingenuo pensare che le trame abbiano visto il loro punto con il declino di Fiorini e Parretti? Sinceramente mi aspetto una versione 2.0; nel mentre, ciò che è certo è che ci confortiamo con le illusioni perché, come sono solita dire, la realtà è cosa per pochi!

Emanuela Fancelli

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