Si è svolto ieri l’incontro di presentazione del Piano per la ripartenza a settembre alle organizzazioni sindacali e agli uffici scolastici regionali. Erano presenti all’incontro i sindacati rappresentativi del personale della scuola e della dirigenza del settore “Istruzione e Ricerca”, i direttori generali di tutti gli uffici scolastici regionali, i Capi Dipartimento e l’Ufficio di Gabinetto del Ministro.

La FLC CGIL ha posto alla Ministra Azzolina una esigenza fondamentale: un piano pluriennale di investimenti che, partendo dall’oggi, cioè dalla necessità di riaprire le scuole in sicurezza e in presenza, guardi al futuro del Paese intero. E’ forte la nostra preoccupazione per l’enorme carico di responsabilità scaricato sulle autonomie scolastiche da un piano nazionale privo di una prospettiva di lungo periodo e predisposto a risorse invariate, che consentirà di realizzare soluzioni solo in quelle realtà in cui il contesto territoriale lo consente, replicando, anzi aumentando, le differenze già evidenziate nella fase del lockdown.

Il rischio è che agendo in questo modo si acuiscono le disuguaglianze già presenti nel Paese invece che appianarle, e la nostra regione in tal senso sarebbe ulteriormente svantaggiata.

La scuola ha bisogno dell’estensione del tempo pieno, di eliminare le classi pollaio, di estendere l’obbligo scolastico riconoscendo il diritto di tutte le bambine e i bambini a una scuola dell’infanzia pubblica, laica, gratuita.

La scuola ha bisogno di un’edilizia rinnovata e di liberarsi dagli adempimenti che non riguardano direttamente la didattica e la riducono a centro amministrativo. Ha bisogno di stipendi di livello europeo ma, soprattutto, di avere tutto il personale al proprio posto dal 1° settembre. La ripartenza di settembre non può che essere la premessa di tutti questi obiettivi, con risorse e spazi adeguati reperiti dallo Stato e dagli Enti Locali.

Siamo impegnati perché la scuola riapra a settembre in presenza, ma non intendiamo assecondare strade che non prevedano stanziamenti aggiuntivi. Più scuola, più personale, più investimenti. Questo è quello che chiediamo oggi: se non ci ascoltano sarà il momento di fare battaglia, e non è una battaglia contro qualcuno, ma è una battaglia per la scuola dello Stato rinnovata e più forte di prima della pandemia.