L’opinione pubblica cittadina lo sottolinea amaramente e sollecita l’Asrem, che ne è proprietaria, ad interventi immediati di risanamento, recupero e riutilizzo per finalità sociali collettive  

“I peccati” delle istituzioni pubbliche, meglio i danni procurati alla collettività a seguito di inadempienze dell’apparato pubblico. Purtroppo se ne riscontrano a josa e un po’ dappertutto. A Venafro di tali ”peccati” ce n’è uno enorme e dannosissimo un sacco per la collettività. Se n’è scritto di recente, ma torniamo a farlo ritenendolo necessario ed opportuno. Da decenni é continuativamente sotto gli occhi di tutti, compresi quelli dell’istituzione pubblica -di cui si dirà subito dopo- che ne è proprietaria e che in quanto tale dovrebbe intervenire a risolvere. Ciononostante all’orizzonte non s’intravedano né si viene a conoscenza dei pur necessari ed urgenti interventi di risanamento, recupero e riutilizzo. “Il peccato” in tema riguarda il pluridecennale stato di totale abbandono ed incuria dello storico ospedale civile SS. Rosario, in disuso dal terremoto della prima metà del decennio ’80 e sostituito meno di un decennio dopo dal nuovo, moderno e spazioso SS Rosario sull’altro lato di via Colonia Giulia, oggi purtroppo sottoutilizzato e in gran parte vuoto e deserto  causa i tagli alla sanità pubblica che hanno tanto mortificato e continuano a preoccupare in quanto a tutela della salute pubblica le collettività del Molise dell’ovest a seguito di soppressioni, chiusure e trasferimenti di medici, paramedici, servizi ed unità da Venafro verso altri lidi sanitari pubblici molisani. Si pensi, giusto per dare l’idea di quanto purtroppo in atto, che anche l’ex Pronto Soccorso dell’attuale SS Rosario oggi non è altro che “Ambulatorio Infermieristico”, ovviamente senza sanitari e giocoforza pochissimo utilizzato dall’utenza del Molise dell’ovest.

Così come all’inizio della scala monumentale di accesso al piano rialzato dell’antica struttura sanitaria (ossia lo storico SS Rosario) è rimasto desolatamente abbandonato, impolverato e senza che nessuno più lo legga l’iscrizione marmorea che ricorda la magnificenza d’animo del Cav. Giovanni Atella (1887/1965), benefattore venafrano verso lo stesso ambito medico/sanitario dell’ex SS Rosario tramite lasciti economici ed acquisti di autoambulanza e mezzi di locomozione per favorire le prestazioni mediche a favore della collettività. Tanto grave siffatto oblio sceso sulla memoria del benefattore venafrano che la stessa Asrem ha convenuto, su istanza del pronipote del Cav. Giovanni, di realizzare nuova ed identica iscrizione su ottone a ricordo della magnanimità d’animo del personaggio, installandola all’ingresso dell’attuale SS Rosario perché tutti leggano, apprendano e riflettano sul senso dell’altruismo e della vicinanza al prossimo da parte del singolo uomo. Ma torniamo al ”peccato”, tema centrale e prioritario del presente scritto, ossia l’abbandono, l’incuria e la progressiva distruzione e decadimento dello storico SS Rosario e dell’ampia area circostante. Aspetti che si preferisce lasciar dire ai venafrani, i quali da decenni osservano loro malgrado lo scempio in atto senza che alcuno si decida ad intervenire. “Sollecitiamo l’Asrem, ossia la sanità pubblica molisana  che è proprietaria dello storico ospedale venafrano SS Rosario e dell’ampia area circostante -dichiara un contrariatissimo professionista della città- a prevedere il recupero funzionale sia dell’ex ospedale civile venafrano che dei vasti spazi esterni. Oggi è tutto un abbandono ed una progressiva distruzione, meglio un decadimento di quanto prima era assai utile alla collettività. Non è ammissibile l’ulteriore assenza dell’intervento pubblico ! A recupero effettuato, si potrà tornare a fruire di edifici e spazi che senz’altro arrecheranno vantaggi sostanziali alla collettività”. Si gira la sacrosanta sollecitazione popolare che arriva da Venafro ai responsabili della sanità pubblica molisana ed a quanti ne stabiliscono direttive ed interventi perché finalmente vengano rimossi abbandono ed incuria in danno della storica struttura medico/sanitaria cittadina, restituendole dignità funzionale e possibilità di riutilizzo in chiave moderna, all’unisono con gli spazi ambientali esterni, oggi ridotti ai minimi termini tra pineta non curata, sporcizia, rifiuti e tant’altro di nient’affatto ammissibile a ridosso di un ospedale di comunità qual’è l’attuale SS Rosario.

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