di Christian Ciarlante

Il Piano per il Sud da “100 miliardi in 10 anni sarà un’occasione anche per il Nord, l’Italia coesa è più forte”.

In sintesi:

“I primi tre anni realizzeremo le novità della legge di Bilancio. Negli altri sette attueremo meglio la programmazione europea. I soldi ci sono, ma bisogna metterli a terra e capire cosa farci. Riformiamo l’Agenzia per la coesione. La riportiamo alle origini, vicina ai territori per affiancare le amministrazioni in tutta la fase: dalla progettazione ai bandi, fino alla rendicontazione. E ci concentriamo su cinque direttrici di intervento: scuola, innovazione, infrastrutture, ambiente, Zone economiche speciali. Doteremo ogni Zes di un commissario: chi vuole investire al Sud deve sapere con chi parlare. Quanti vogliono cancellare il reddito probabilmente non hanno mai parlato con chi mette insieme pranzo e cena grazie a quel sostegno. Ma la misura va profondamente rivista per correggerne le storture, coinvolgendo gli attori sociali, come l’Alleanza per la povertà, separando gli obiettivi di contrasto alla povertà e attivazione al lavoro. Il reddito da solo però non crea posti. Per quello servono gli investimenti”. Così il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, a ‘Repubblica’.

In principio tutti promettevano un piano Marshal per il sud o in alternativa un piano straordinario per l’occupazione. Ma fondamentalmente, cos’è cambiato negli ultimi 40 anni per il Mezzogiorno? Poco o nulla, infatti, basta leggere gli ultimi dati Svimez, per rendersene conto. Il Piano che verrà proposto dal ministro Provenzano, è ambizioso e richiede tempi lunghi per essere attuato, sempre se si riuscirà a farlo partire, dato che bisogna fare i conti con un mostro chiamato burocrazia.

Non sarà affatto facile dare seguito alle misure previste nel Piano. Provenzano non è il primo ministro della Repubblica italiana che dal pulpito annuncia una svolta epocale per risolvere la famigerata “questione meridionale”. Negli ultimi anni abbiamo sentito di tutto, ma in concreto ci siamo trovati di fronte alle solite promesse da marinaio: vedremo, faremo, sarà, verrà etc. Anche in questa circostanza, ci permettiamo di dubitare che qualcosa possa cambiare fattivamente, soprattutto, perché questo governo giallo-rosso non ha la forza per poter mettere in campo politiche economiche “rivoluzionarie”.

Un governo che vivacchia, senza un’idea di futuro, farebbe meglio a non promettere la luna. Solo un esecutivo forte, autorevole e con una maggioranza coesa, puo’, se vuole, affrontare e tentare di risolvere gli annosi problemi che attanagliano le regioni meridionali. Ma, siamo sicuri, che la politica voglia realmente risolvere la questione meridionale? E’ questo il vero problema. Ancora una volta la propaganda torna ciclicamente sulla scena politica. Oggi il sud deve affrontare il fenomeno della desertificazione industriale e della forte emigrazione dei giovani alla ricerca di un lavoro, mentre si continuano a sottrarre risorse ai territori e i vari governi regionali non sono in grado di sfruttare a pieno i fondi europei.

Senza contare la mancanza di infrastrutture, il mancato ammodernamento delle rete viaria e ferroviaria. Ci sono voluti più di 30 anni per rendere percorribile e a misura di automobilista la Salerno-Reggio Calabria, sottolineando però, che i lavori non sono ancora conclusi. Tutte le risorse date al Mezzogiorno hanno la capacità di volatilizzarsi senza aver concluso un benché minino di progetto, non si contano più le opere incompiute. Non sarebbe meglio completare e ammodernare quelle esistenti prima di creare altre cattedrali nel deserto? La mancanza di lavoro continua a rappresentare un dramma senza fine e non è con l’elemosina di Stato che si risolvono i problemi.

Dunque, un quadro desolante che mette i brividi se ci si sofferma ad analizzarlo. Non bastano le promesse, gli annunci, per cambiare la realtà dei fatti. Ci si deve impegnare seriamente per imprimere una svolta seria alle aree più depresse del nostro Paese, altrimenti non ha alcun senso illudere un popolo che non credo più a chi promette l’El Dorado. Il nostro Molise ha perso in un solo anno l’1 per cento della popolazione. La crisi continua a mordere e non vediamo la luce in fondo al tunnel. Oggi siamo guest star su giornali/riviste internazionali e nazionali. Non si puo’ che gioire per questa grande visibilità mediatica. E poi…? Una volta spenti i riflettori torniamo nell’oblio.

Quante sberle ha preso il Molise? Tante, troppe e tutte hanno lasciato il segno. E quando si ricevono così tante sberle, ci sono due sole reazioni possibili: la prima è arroccarsi ancora di più, sopravvivendo, e allora ci si condanna all’estinzione. Oppure si cambia tutto, innovando in modo radicale, mettendosi in gioco senza paure. Senza infrastrutture e investimenti non abbiamo futuro. Avere una rete viaria in buono stato, una rete ferroviaria degna di questo nome, fa la differenza tra un imprenditore che decide di insediare il proprio sito in un territorio anziché prediligerne un altro.

Opere e infrastrutture definiscono la competitività di un territorio. Al Molise occorre una superstrada a quattro corsie per migliore i collegamenti di questa benedetta regione con il mondo esterno. Amazon ha rinunciato ad investire nella nostra regione a causa della mancanza di collegamenti efficienti con l’autostrada. Non possiamo essere quelli che esultano perché torneranno nell’ex “Obiettivo uno”. Caso mai, dovremmo vergognarci. Poi, se vogliamo rimanere una regione sottosviluppata, andiamo avanti così!

Venerdì il nuovo Piano per il Sud verrà presentato dal ministro Provenzano, via Skype, alla presentazione dell’ indagine di Pwc “Top 300”, report sull’ imprenditoria campana, in corso a Napoli. Sentiremo tante belle proposte e promesse per rilanciare l’Italia meridionale, ma alla fine, alla mente, ci tornerà la famosa canzone di Mina “Parole Parole”.