Riceviamo e pubblichiamo

Le notevoli difficoltà economiche, sociali e politiche, sia a livello europeo che nazionale e locale, anche connesse al fenomeno della globalizzazione, spingono ad alcune riflessioni su strumenti, ormai quasi consolidati a livello comunitario, quali le strategie macroregionali, che potrebbero rivelarsi utili “catalizzatori” di quel benessere sociale di cui oggi si fa molta fatica a comprendere il significato.

La nuova configurazione di “interdipendenza” dei Paesi tra loro, pone l’interrogativo su come le macroregioni, in quanto nuove aree funzionali, possano contribuire – in un ambito transfrontaliero – a migliorare l’attuazione delle politiche e dei programmi dell’UE, nonché al raggiungimento dell’auspicata coesione territoriale. Dopo l’approvazione, da parte del Consiglio europeo, della strategia dell’UE per la regione del Mar Baltico (EUSBSR), avvenuta nel 2009, si sono susseguite tre ulteriori strategie macroregionali: la strategia per la regione del Danubio (EUSDR) nel 2011, per la regione adriatica e ionica (EUSAIR) nel 2014 (nella quale ricade anche la regione Molise) e per la regione alpina (EUSALP) nel 2016.

Dette strategie – volute principalmente da alcuni Paesi (quindi a livello Centrale), oltre che dalle regioni dell’UE per il complemento delle tradizionali politiche nazionali – sono concepite per affrontare sfide comuni, quali quelle concernenti la crescita fondata sull’innovazione, la mobilità sostenibile e le interconnessioni relative a tutte le modalità di trasporto (promuovendo l’energia pulita, la cultura e il turismo sostenibile), l’ambiente e/o i cambiamenti climatici, operando secondo un approccio “bottom up”, con il coinvolgimento – quindi – degli attori nazionali, regionali e locali.

Le strategie macroregionali, che coinvolgono 19 Paesi dell’UE ed otto Paesi terzi, hanno ormai assunto un ruolo tutt’altro che marginale nel quadro strategico dell’Unione europea, con obiettivi pienamente in linea con le priorità delle politiche comunitarie, volti a rafforzare le sinergie ed i vari strumenti operativi. Esse rappresentano un valore aggiunto nell’ambito della cooperazione territoriale ed offrono una piattaforma per una governance multisettoriale, multinazionale e multilivello, aperta anche a Paesi che non fanno (ancora) parte dell’Unione europea, supportandoli nel rafforzare i loro legami con l’Europa e nel mitigare i possibili effetti negativi alle frontiere esterne.

La Commissione europea, nel suo ruolo di coordinatrice delle azioni messe in atto dai Soggetti attuatori delle 4 strategie macroregionali ed – in quanto tale – di Organismo estensore della relazione biennale sull’attuazione di dette strategie, nel ribadire la regola dei “tre no” (no a nuove regolamentazioni dell’UE, no a nuovi finanziamenti dell’UE, no a nuove istituzioni dell’UE), ha evidenziato che le strategie possono ricevere sostegno sia dai programmi dei fondi strutturali e d’investimento europei (SIE), sia dall’utilizzo ottimale delle fonti di finanziamento a gestione diretta (ad es. Orizzonte 2020, COSME, LIFE, ecc), orientato al raggiungimento di obiettivi comuni.

L’Organismo comunitario, nel tracciare un bilancio dei principali risultati ottenuti dalle strategie fino al 2016, ha formulato una serie di raccomandazioni – acquisite e formalizzate anche dal Parlamento europeo nella propria relazione del dicembre 2017 sull’attuazione delle strategie macroregionali – sui possibili ulteriori sviluppi e scenari, strettamente connessi a quelli della politica di coesione.

Dai documenti comunitari emergono chiaramente solo alcune delle numerose questioni e criticità sollevate, connesse alle prospettive future macroregionali, soprattutto alla luce dei negoziati in corso sulla politica di coesione post 2020. In particolare, esse riguardano il coinvolgimento e l’impegno politico in tale ambito, l’efficace programmazione ed il corretto utilizzo dei fondi nazionali e comunitari, l’approccio orientato ai risultati ed, infine, il campo di applicazione delle strategie.

Ci si domanda come garantire che tutti i Paesi partecipanti mantengano gli impegni assunti; che programmino azioni ed interventi a lungo termine, investendo risorse sufficienti e facendo un utilizzo ottimale delle stesse, in linea con le strategie macroregionali; ci si chiede come rendere facilmente misurabili i risultati di dette strategie (individuazione di indicatori chiari e di percorsi di monitoraggio nell’attuazione?) e se ricorrano i presupposti per “ripensare” il concetto di strategia macroregionale, magari estendendolo ad altre realtà territoriali ancora escluse.

Questioni e quesiti che, a circa nove mesi dalla pubblicazione della nuova relazione biennale della Commissione europea sullo stato di attuazione delle strategie macroregionali dell’UE, andrebbero affrontati – responsabilmente e con tempestività – a tutti i livelli (politico e tecnico) e nelle varie sedi (comunitarie, nazionali, regionali e locali), per fornire risposte concrete, se si ambisce ad una efficace attuazione delle strategie stesse.

Michele Petracca

Funzionario Regione Molise – Sede di Bruxelles