L’ex premier ha postato su Instagram un video di un suo passaggio calcistico. In politica – dice – può servire far fare gol agli altri. Ma nella nuova formazione non tutti sono convinti del passo di lato in favore dell’ex ministro

Carlo Calenda si rimangia gli insulti contro Matteo Renzi e sigla il patto elettorale per scansare la trappola della del 3% (soglia che ogni lista deve centrare per ottenere seggi in Parlamento). Azione e Italia Viva confluiranno in una lista unica alle prossime elezioni politiche: nasce ufficialmente il Terzo Polo, operazione che riproduce lo schema già usato da Mario Monti nel 2013. Calenda porta a casa due risultati: il proprio nome nel simbolo, che include anche i loghi di Italia Viva, Azione e Renew Europe, il movimento politico del presidente francese Macron, e la leadership. Sarà l’ex ministro il frontman per la campagna elettorale del Terzo Polo. Sarà lui a sfidare in tv Giorgia Meloni, Enrico Letta e Giuseppe Conte. Renzi rosica. Anche se il leader Azione precisa: «I partiti avranno ampia autonomia». La scelta di affidare la leadership a Calenda crea i primi malumori nella pattuglia degli ex Forza Italia confluita in Azione. Gli ex azzurri speravano nella «carta Carfagna».

Timori raccolti dal Giornale: «Con la leadership di Calenda saremo percepiti come una costola del Pd. Qualcosa di sinistra, insomma. Giorgia Meloni in un confronto pubblico con Letta e Calenda apparirà come una gigante. Altra cosa sarebbe stato un confronto tra Carfagna e Meloni. E poi c’è anche una ragione elettorale. Con Calenda falliamo lo sfondamento a destra, Azione doveva puntare all’elettorato moderato di centrodestra. Calenda sarà percepito come leader di sinistra. D’altronde è stato un candidato di punta del Pd di Zingaretti, ministro di Renzi. La leadership affidata a Calenda è un errore» – confida una fonte di primo piano del Terzo Polo. Il ministro Carfagna non ne fa un dramma e saluta con favore l’accordo: «Si costituisce finalmente una alternativa di voto per gli elettori che hanno apprezzato il metodo Draghi della responsabilità e della serietà: il solo metodo che consente di ottenere risultati in favore dell’Italia.

L’accordo tra Azione e Italia Viva consentirà a centinaia di migliaia di italiani di dire basta agli estremismi e alle vuote promesse dei vecchi schieramenti. Sono certa che saremo la vera proposta innovativa di queste elezioni: comincia un percorso che renderà più equilibrata e forte l’Italia». Il dado è tratto. L’accordo è fatto. Domani sarà consegnato il simbolo al Viminale. Anche sui collegi l’intesa è chiusa: 50% a testa. Italia Viva e Azione si divideranno in parti uguali i candidati nel listino e negli uninominali. Il nome del movimento (lista civica nazionale) dell’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti non sarà nel simbolo. Ma sarà della partita in quota Italia Viva: «Sono orgoglioso di aver scelto per coerenza di stare nel Terzo Polo. Per questo progetto di garanzia contro le destre peggiori e più incompetenti che l’Italia abbia mai conosciuto bisogna ringraziare Matteo Renzi. Ha messo il Paese davanti ai propri interessi. Farò la mia parte» – commenta l’ex grillino. Matteo Renzi per la prima volta numero due si affida alla metafora del calcio per giustificare il passo di lato. L’ex premier ad accordo chiuso pubblica un post su Instragam con un vecchio video di una partita di calcio in cui lui stesso (maglia numero 10 della nazionale dei parlamentari) serve a Luca Lotti un assist per andare in gol. «Ci sono dei momenti in cui le ambizioni personali lasciano il passo ai sogni collettivi. Servono gli assist per fare i gol» – commenta l’ex segretario del Pd. Calenda ringrazia: «Nasce oggi per la prima volta un’alternativa seria e pragmatica al bipopulismo di destra e di sinistra che ha devastato questo paese e sfiduciato Draghi. Ringrazio Matteo Renzi per la generosità. Adesso insieme Italia viva e Azione per Italia sul serio». Il neoleader del terzo polo non teme la classica renzata: «Questo accordo dura per un semplice fatto, perché non credo che Renzi si metta a fare accordi con Fratoianni o con Di Maio». E fissa i punti dell’agenda: rigassificatori e stop al reddito di cittadinanza. Ma ora viene il bello: servono i voti. (fonte ilgiornale)

Articolo precedenteTARTAGLIONE FUORI DAI GIOCHI?
Articolo successivoFuturo Molise: rassegna stampa del 13 Agosto 2022