di Christian Ciarlante

Questa mattina siamo andati a fare un sopralluogo nella stazione di Isernia, ormai arcinota per le condizioni di degrado in cui versa, dove il tempo sembra essersi fermato. Un luogo surreale dove incontriamo tante persone che potrebbero essere tranquillamente protagoniste di un romanzo noir.

Ci sono i balordi locali che passano giornate intere a tracannare ‘Tavernello’ e chiedere l’obolo per acquistare altro vino e sigarette, i migranti che bighellonano tutto il giorno lasciati a se stessi impegnati a non fare nulla, ci sono quelli che vedi uscire dai vagoni dove hanno passato la notte e poi c’è una coppia di rumeni che da un paio di mesi vive in stazione.

Inutile raccontare nuovamente il degrado, l’incuria e lo stato di abbandono in cui versa lo scalo ferroviario pentro, così come è inutile ricordare che è diventato una piazza di spaccio a tutti gli effetti. Sono stati scritti tanti, forse troppi articoli sulla stazione, ma la verità è che a nessuno interessa nulla su come è ridotta, ma si sa, su certe cose è meglio glissare. Parlavamo poc’anzi di un coppia di rumeni, marito e moglie, lei 19 anni in attesa di un figlio, che dimora da qualche mese nella zona in condizioni disumane.

Come mostra la foto che abbiamo pubblicato, il loro giaciglio e costituito da poche cose che a malapena proteggono dal freddo della notte. Non è un bello spettacolo da vedere e non è il modo in cui degli esseri umani dovrebbero vivere.

Abbiamo scambiato qualche parola con loro per conoscere un po’ la loro storia, ma si sono dimostrati poco loquaci. In estrema sintesi, ci hanno detto che nessuno li aiuta o si è preoccupato delle condizioni della ragazza in dolce attesa, solo qualcuno si è adoperato per offrigli un pasto o gli ha lasciato qualcosa per ripararsi dal freddo. Da due mesi vivono in questa condizione e l’unica cosa che chiedono è di poter tornare in Romania, ma non hanno i soldi per comprare due biglietti.

Sono invisibili solo perché nessuno vuole vedere. I primi a fare le orecchie da mercante sono le istituzioni locali, assenti come sempre. Questa è la vita reale, sincera, cruda, diretta, senza nessuna sceneggiatura. Mostrare la loro condizione non significa voler fare sensazionalismo o facile retorica a tutti i costi, è semplicemente un modo di informare su quello che accade intorno a noi. Forse abbiamo invaso il loro spazio indebitamente, ma è stato un’occasione per testimoniare la loro umanità in un contesto in cui l’umanità non è più di casa.