È la notizia che in molti aspettavano speranzosi, dopo il mezzo scivolone sulla ricerca personalizzata: a quanto pare Google sta lavorando alacremente per ristrutturare un’altra volta il suo motore di ricerca e integrare nell’algorimetro alcuni parametri semantici.

In parole povere: Google sta cercando di insegnare al suo motore di ricerca a comprendere (almeno parzialmente) il significato delle parole ricercate dall’utente.

A rivelarlo è il Wall Street Journal, che in questi giorni ha intervistato Amit Singhal, uno dei chief executive del settore search di Mountain View, il quale ha rivelato che nei cantieri di Google stanno lavorando a una ristrutturazione radicale dello storico motore di ricerca per renderlo ancora più efficace e possibilmente imbattibile. Questo non significa, come alcuni avevano pronosticato, che Google sarebbe pronto ad abbandonare il suo rodatissimo algoritmo di analisi per puntare sulla discovery search. L’algoritmo storico continuerà ad essere perfezionato, quello che cambierà è il modo con cui verranno selezionati e veicolati i risultati di ricerca. Per fare questo, a Mountain View stanno lavorando sui principi della ricerca semantica.

Per ricerca semantica si indica il tentativo di rendere più rilevanti i risultati di ricerca sfruttando sistemi che consentano di comprendere l’intento della persona che interroga un database e inserendo i termini di ricerca nel giusto contesto. Nel caso di Google, l’obbiettivo finale sarebbe quello di fornire le informazioni che l’utente cerca in un unico pacchetto, senza dovergli presentare il tradizionale elenco di link blu. A dire il vero, motori di ricerca che incorporano componenti semantiche esistono da tempo, basta pensare a GoPubMed, motore di ricerca semantico per pubblicazione scientifiche, Yummly, motore di ricerca per ricette gastronomiche, o lo stesso Google, che negli ultimi anni ha cominciato a integrare funzionalità semantiche nel suo algoritmo di ricerca.

In questo caso, però, l’obbiettivo di Google è di gran lunga più ambizioso, al punto che Amit Singhal parla di “nuova generazione della ricerca web”.

Ma, in soldoni, come potrebbero cambiare le ricerche con il nuovo Google? Provo a fare un esempio: tuo figlio deve fare una panoramica scritta sul Monte Bianco e presentarla a scuola entro domani. Per reperire le informazioni necessarie oggi devi andare su Google, digitare “Monte Bianco”, scremare i link interessanti da quelli commerciali, giornalistici e amministrativi, e reperire lì le informazioni che ti servono (ok, basta andare su Wikipedia in questo caso, ma ci siamo capiti). Un motore di ricerca semantico come lo intende Google, invece, all’interrogazione “Monte Bianco” darebbe come risposta una pagina contenente tutte le informazioni che concernono le parole chiave digitate: ubicazione, altezza, mappa interattiva, immagini, dati geografici, metereologici e altimetrici e così via.

Fermi un attimo. Qualcosa del genere esiste già, si chiama WolframAlpha ed è un “motore computazionale di conoscenza” capace di fornire informazioni trasversali a determinate query e addirittura rispondere a quesiti specifici in forma di interrogazione. Se provate a digitare “Monte Bianco” nella barra di WolframAlpha questo motore vi catapulterà su una pagina del tutto simile a quella che abbiamo descritto sopra.

Tuttavia, mentre il successo di WolframAlpha è ostacolato da ingombranti limiti (è possibile fare solo alcuni tipi di ricerche, e molte non danno alcun risultato) e da improbabili passi falsi, Google ha sul tavolo tutte le carte giuste per donare una seconda giovinezza al suo ormai ubiquo motore. Ed è il caso che se le giochi bene, dal momento che si trova nella condizione di dover dare ai suoi utenti (e agli inserzionisti) motivazioni costantemente fresche per stazionare sulle sue piattaforme, mentre all’orizzonte Facebook e Apple (con Siri) non si fermano nemmeno per prendere fiato.

Lo scorso dicembre, Google aveva annunciato l’intenzione di far piazza pulita dei contenuti spazzatura dai suoi risultati di ricerca, ora si scopre che sta pensando a una ristrutturazione radicale del suo motore in chiave semantica che verrà introdotta nei mesi a venire. Comunque, vada a finire, si prevedono esaurimenti nervosi a catena per chiunque per lavoro si occupi di SEO.

Fonte: Panorama.it
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