di Redazione

Gli alunni della IIIA ITE dell’IISS di Bojano si sono impegnati in un lavoro di ricostruzione storica mettendo in parallelo due eventi storici molto drammatici e molto lontani tra di loro che hanno coinvolto soprattutto delle vittime civili. Infatti, i conflitti del XX e XXI secolo sono stati caratterizzati da un massiccio coinvolgimento di civili, persone inermi ed indifese, per lo più donne, anziani e bambini, vittime spesso di stragi e rappresaglie. E ancora oggi gli scontri armati mietono vittime indifese; si pensi che nel 2022, infatti, si sono registrati 31 conflitti, tra guerre conclamate e situazioni di conflittualità, nei quali si stima che le vittime civili siano l’80% delle vittime complessive. In particolare, l’oggetto di analisi storica degli alunni della classe IIA ITE, coordinato dalla prof.ssa Italia Martusciello, sono state due stragi: la strage italiana di Gorla del 1944 e la strage di Beslan del 2004. In entrambi i casi le vittime sono stati gli studenti di due scuole. Per la strage di Gorla, gli Alleati avevano il compito di distruggere le strutture produttive meccanico-siderurgiche che ancora erano attive nell’area settentrionale milanese, come la Breda, con i suoi stabilimenti situati a Sesto San Giovanni. Nell’ambito di questa missione, il mattino del 20 ottobre 1944, dall’ aeroporto di Castelluccio dei Sauri, vicino a Foggia, presero il volo i 36 bombardieri”B-24″ del 451º Bomb Group, al comando del colonnello James B. Knapp (1915-1999), proprio con il compito di abbattere gli stabilimenti della Breda di Sesto San Giovanni. Ma per uno sbaglio nel calcolo della rotta si trovarono a volare sul quartiere di Gorla, anziché intorno agli stabilimenti della Breda. Compreso l’errore, James B. Knapp, il comandante della missione, stabilì il rientro degli arei alla base. Purtroppo, però c’era il problema delle bombe già innescate e non si poteva riportale indietro. A questo punto, Knapp fece sganciare le bombe sul centro abitato sottostante. Alle ore 11,29 del 20 ottobre 1944 durante un’incursione aerea americana venne colpita una scuola elementare “Francesco Crispi” a Gorla, nella zona di Milano Nord.  Furono uccisi: 184 bambini, 19 docenti, la direttrice Isabella Tagliabue, e 5 membri del personale della scuola elementare. Morirono anche alcuni genitori accorsi a scuola, al suono delle sirene d’allarme, per tentare di salvare i loro figli. Una quinta elementare, quella del maestro Modena, riuscì a scappare al completo perché si trovava al piano terreno. Per la strage di Besaln: il 1° settembre del 2004 nella scuola Numero 1 di Beslan, città dell’Ossezia del Nord, un commando di terroristi, muniti di passamontagna e cinture esplosive, penetrò nell’edificio scolastico e tenne in ostaggio quasi mille persone. C’erano circa mille persone, tra bambini, insegnanti e genitori che si trovavano lì per l’inaugurazione dell’anno scolastico. Vennero poi riuniti nella palestra. Il negoziato con le forze dell’ordine non partì mai e le forze speciali russe (le teste di cuoio) fecero un’irruzione che non fu ben coordinata ed organizzata, tanto è vero che si verificò una strage. Dopo qualche giorno, ci fu la rivendicazione della strage da parte di terroristi. Un particolare agghiacciante: le figure delle shaide, le vedove nere, pronte a morire da martiri, disumane e crudeli. Erano quasi mute, sempre in silenzio, con il viso coperto dal chador e le cinture esplosive in vita. I morti furono 186, soprattutto studenti. In particolare, i discenti hanno deciso di approfondire due stragi così lontane nel tempo, eppure così vicine, perché purtroppo le vittime degli eccidi erano dei coetanei e questo fattore li ha motivati maggiormente nel loro percorso di approfondimento e di ricerca storica. Infatti, il setting di entrambe le stragi è un luogo per definizione deputato allo star bene dei giovani, al loro essere sicuri da ogni pericolo. Un luogo, quello scolastico, che dovrebbe essere sacro, inviolabile e privo di minacce e rischi. Uno spazio in cui i giovani hanno bisogno di essere istruiti e vivere gli anni di scuola serenamente e sorretti da una sorta di ansia conoscitiva, come un libro che all’inizio risulta essere chiuso ma pian piano, oltre ad essere sfogliato pagina dopo pagina, deve essere animato e riempito di valori indispensabili come la giustizia, il senso civico, l’amore per il prossimo, il rispetto e la salvaguardia dell’essere umano. Ideali attraversati da un unico fil rouge: la cultura della pace. Perché anche se c’è chi è italiano, chi albanese, chi argentino, chi australiano …ma se si ha un’età dai sei ai diciannove anni, tutti quanti hanno un aspetto in comune, l’essere studenti, non importa se di scuole elementari o superiori, tutti riuniti dall’interesse e dalla curiosità nell’imparare aspetti inediti e scoprire nuovi volti del mondo, ma di un mondo pacifico, libero, tollerante e solidale. In particolare, gli alunni si sono impegnati e hanno attivato questo laboratorio storico partendo dalla  riflessione su un dato sconcertante: bambini e adolescenti a cui è stato sottratto il futuro, a cui sono stati rubati i sogni, vittime dell’ efferatezza dell’uomo e della furia degli eventi e i giovani bojanesi anche se hanno avuto la fortuna di approfondire questi eventi e non di viverli, ora tocca a loro esprimersi e diffondere queste vicende, divenendo degli ambasciatori di pace e custodi della sacralità della vita, perché davanti alle guerre, di certo non si può far finta di niente e rimanere in silenzio, vestendosi dei panni dei bystanders. La DS A. Paolella ha molto apprezzato l’impegno dei ragazzi  “Cerchiamo  di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali “è la guerra”. Margherita Hack

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