La Cisl invita il Presidente della Regione Molise Donato Toma a convocare con urgenza la Commissione Regionale Tripartita che vede, tra gli altri, la presenza delle Parti sociali, delle Associazioni datoriali, dell’INPS, dell’ANPAL, dell’Ispettorato del Lavoro e dei Consulenti del Lavoro.

La Commissione per la Cisl rappresenta il luogo naturale, per pianificare, monitorare, governare la ripresa delle attività, individuare criticità e condividere le misure e azioni da adottare a sostegno delle aziende in difficoltà e dei lavoratori con tutte le problematiche occupazionali e reddituali derivanti dall’emergenza virus, evitando così confusione politica ed operativa. In Molise, da anni, siamo in piena emergenza produttiva, occupazionale economica e sociale. I dati sono eloquenti.

Il Sistema produttivo molisano è completamente destrutturato con una media di meno di 3 addetti per impresa. Di pari passo il Mercato del lavoro, fortemente precario, nell’anno 2019 ha registrato 38.234 assunzioni e 35.606 licenziamenti.

Non solo:

Il quadro clinico è aggravato dal fatto che il 70% dei pensionati molisani portano a casa una pensione che non supera 700 euro mensili e il 34% delle famiglie è in condizione di deprivazione. Un sistema che sino ad oggi ha retto solo grazie alla tenacia dei cittadini molisani, alle capacità dei lavoratori e all’intraprendenza dei piccoli imprenditori, artigiani e commercianti. La pandemia, con tutte le conseguenze di natura economica, aggraverà ulteriormente i preesistenti problemi di questa regione e aumenterà inevitabilmente le disuguaglianze: nessuno assumerà; tante aziende non riapriranno; alcuni settori ridurranno drasticamente il numero degli occupati; la povertà sarà diffusa con il rischio di trasformarsi in miseria.

Occorre, quindi, intervenire subito o ci consumeremo come una candela. La riunione della Commissione Tripartita dovrà, allora, essere l’occasione per mettere in campo interventi shock ed efficaci per “CAMBIARE veramente SISTEMA” con una visione di governo, di prospettiva e di programmazione e attuare un vero “PIANO di RICOSTRUZIONE” del tessuto produttivo, occupazionale, economico e sociale garantendo, nel contempo, salute e sicurezza.

Occorre, altresì, CREARE UNO STRUMENTO~finanziato~dai Fondi Europei, dall’Inps, dallo Stato, dai Fondi contrattuali Bilaterali, dalla lotta al lavoro nero, dall’evasione fiscale e dallo 0,30 della formazione continua, che lasci il lavoratore legato all’azienda e capace di~garantire il salario pieno~per poter vivere e mantenere la propria famiglia anche nei periodi di non lavoro ma di formazione. Con la pandemia, infatti,~ migliaia di lavoratori dovranno avere nuove competenze e professionalità a causa del cambiamento dell’organizzazione del lavoro, non solo, in alcuni settori mancano, da sempre, diversi profili professionali.

E’ necessario quindi sostenere l’occupazione e il salario avviando una grande stagione di~Corsi di qualificazione e riqualificazione mirati, non solo ai percettori di ammortizzatori ma anche ai~ giovani e ai beneficiari di reddito di cittadinanza e disoccupati valorizzando, nel contempo, l’assegno di ricollocazione.

Contestualmente, occorre costruire “POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO”, in grado di governare la flessibilità del mercato del lavoro, attraverso l’utilizzo virtuoso di tre strumenti: la formazione (mirata al lavoro), gli ammortizzatori (sempre più universali) e il collocamento, allestendo una “RETE dei Servizi per il LAVORO” PUBBLICO (Centri per l’impiego, Comuni, Università, Camere Commercio, Istituti scolastici) e PRIVATO Agenzie per il Lavoro, Enti Bilaterali, Organizzazioni Sindacali e Sociali, Associazioni datoriali, Consulenti del lavoro) a diffusione capillare, utile per far emergere il reale fabbisogno lavorativo e formativo, migliorare l’occupabilità, favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro con la massima efficienza e rapidità possibile, contrastare un’ulteriore espulsione dei lavoratori dai posti di lavoro.

Una rete in grado di costruire un “NUOVO MERCATO DEL LAVORO” per sostenere la persona lungo “l’intero arco della vita lavorativa” e diventare un vero e proprio “luogo di cura” per eliminare il lavoro nero, sommerso e precario e liberare risorse per gli investimenti, la crescita e lo sviluppo.