Dal profilo FB dell’Avv. Massimo Romano

Con la sola eccezione del Megapresidente Arcangelo in “Fantozzi contro tutti”, l’allergia alle critiche e i maldestri tentativi di silenziare il dissenso ricorrendo alle ‘maniere forti’ hanno finito sempre per sortire l’effetto contrario: solidarizzare con l’autore delle critiche, far apparire goffo e fragile il denunciante (a volte anche con sonore condanne alle spese) e sollecitare reazioni antagoniste.

Ricordate la “delibera bavaglio”? Correva l’anno 2013, imperversavano gli “indignati” contro il governo Frattura accusato di spacciare per riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali una manovra che in realtà li aveva aumentati, quando l’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, presieduto dall’attuale assessore Niro, si inventò un capolavoro di livida fantasia: una specie di “preavviso di denuncia” contro chiunque avesse osato criticare la regione, per tutelarne “l’immagine e il decoro”… Finì ovviamente come sappiamo: rimediarono una tale figura che la delibera è caduta nel dimenticatoio e non se n’è mai saputo più nulla.

Qualche mese dopo, la Giunta Frattura deliberò la costituzione di parte civile della Regione nel processo di Bari, sostenendo che la presunta estorsione subìta dall’ex Presidente avesse leso non solo lui, ma tutto l’Ente regionale. Per il Tribunale e la Corte d’appello, in realtà, si trattò di fatti letteralmente insussistenti, ma intanto i molisani hanno pagato un avvocato barese per supportare le accuse campate in aria sporte da Frattura.

Qualche anno fa, un noto esponente politico locale reduce anni addietro da una condanna definitiva molto grave scontata in carcere, querelò sia il quotidiano nazionale che aveva ‘osato’ raccontare quella vicenda sia i competitor politici che l’avevano rilanciata, accusandoli di diffamazione e finanche del reato di accesso abusivo al sistema informatico del Ministero della Giustizia. Finì con l’archiviazione, perché PM e GIP accertarono che la notizia era ovviamente vera, peraltro notoria (dunque non si era scomodato nessun hacker per scovarla) e, per quanto il condannato (poi riabilitato) comprensibilmente avrebbe preferito che non riemergesse, fu giustamente ritenuto prevalente l’interesse pubblico alla sua divulgazione.

Stessa sorte per una recente querela sporta da un ex Presidente (per la tutela della privacy non posso fare il nome ma solo indicare l’acronimo P.d.L.F.) contro un suo oppositore (uno a caso, tale M.R.) per un post critico sulle malattie tempodipendenti. Esito? Idem come sopra.

Insomma, se tre indizi fanno una prova, la delibera contro Giovanna Ruggiero è un boomerang per la Giunta che l’ha concepita, ed è ben strano che non se ne siano resi conto. Confido e scommetto su un ripensamento operoso, più utile al potere per evitare ulteriori figuracce epiche che alla giornalista querelata, la quale, mettendoci faccia e firma, si è sempre difesa nel merito e finora ha sempre vinto.

Come dimenticare, infatti, che solo qualche anno fa proprio Giovanna fu rinviata a giudizio per le pesantissime accuse di un ex Presidente della Regione (sempre tal P.d.L.F.) che la denunciò per violazione della Legge Anselmi sulle associazioni segrete, rivelazione di segreto istruttorio, associazione per delinquere e diffamazione. Risultato? Assolta con formula piena, ovviamente

Massimo Romano