In inverno c’è l’emergenza neve, in estate ci sono siccità e incendi. In autunno e in primavera abbiamo la pioggia che provoca allagamenti, frane ed alluvioni. I terremoti diventano emergenze perpetue. I rifiuti hanno mostrato al mondo la città di Napoli come una discarica a cielo aperto. Non parliamo poi della perenne emergenza economica che affligge il Paese e dalla quale non riusciamo ad uscire in nessun modo.

Poi ci sono la criminalità e i profughi. La lista è lunga, meglio fermarsi qua. Pretendere di superare la crisi in queste condizioni diventa francamente utopico. In Italia si agisce nel momento in cui avvengono i disastri, mai prima. La prevenzione non è nel nostro DNA, si preferisce affrontare i problemi quando si trasformano in un ginepraio dal quale diventa difficile uscire. Manutenzione e programmazione sono termini consapevolmente sconosciuti dalla classe dirigente di questo Paese, mentre l’emergenza è benvenuta in quanto arricchisce velocemente il sottobosco della politica che vive bene con il denaro pubblico.

Purtroppo anche questa è una della cause di sperpero di denaro pubblico che, tra le tante, contribuisce alla crescita inarrestabile del debito pubblico. Oggi, se vogliamo fare una similitudine, possiamo paragonare l’Italia al Titanic. L’Italia vive nell’inconsapevolezza di stare affondando per colpa di chi, da decenni, ci governa. C’è uno scollamento evidente tra il riformismo annunciato dagli ultimi governi e la miseria reale da cui non riesce a muovere un passo una società annichilita da un sistema ormai consolidato.

Nel 2017 non è ammissibile che il cuore dell’Italia rimanga intrappolato nella morsa del gelo e della neve. Non è accettabile che paesi interi rimangano senza acqua, senza luce e senza gas. In zone dove c’è già un’emergenza terremoto non è pensabile avere le strade provinciali bloccate dalla neve. La Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, il Soccorso Alpino e tutte le forze dell’ordine si prodigano come possono per risolvere situazioni al limite dell’immaginabile, ma senza risorse e mezzi è davvero difficile operare al 100 per cento.

Dai noi gli eventi naturali si trasformano in tragedie ampiamente annunciate. Siamo talmente abituati alle situazioni emergenziali che siamo i migliori in questo campo. La cultura dell’assistenzialismo e del piagnisteo fanno parte di una sistema dal quale non si esce più. Una politica inetta ammorba da anni il vivere civile dell’Italia con la sua manifesta incapacità fatta solo di proclami.

Uno Stato ipocrita si congratula con i volontari e con le forze dell’ordine respingendo ogni critica, ma dimentica i fondi tagliati da anni a chi sul campo si prodiga per risolvere situazioni drammatiche. C’è chi si augura che le emergenze in questo Paese non finiscano mai per cavalcarle, specularci e da ultimo legiferarle.

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