Riforma fiscale, in arrivo la depenalizzazione di alcuni reati

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Fonte Virgilio

In arrivo due decreti di attuazione della riforma fiscale che rivoluzioneranno il rapporto tra Fisco e imprese, ammorbidendo di fatto la punibilità di comportamenti che in precedenza erano veri e propri reati.

L’idea iniziale era quella di limitare l’uso distorto di buchi normativi che permettevano di aggirare la legge per pagare meno tasse e di chiarire le sottili differenze tra evasione, elusione e abuso, stabilendo i confini tra legalità e illegalità. In realtà, più che porre limiti più stretti, le maglie del Fisco vengono allargate e ciò che prima era illegale non lo sarà più.

 ELUSIONE FISCALE

L’elusione fiscale, il comportamento del contribuente che, pur senza sottrarre illegalmente al fisco materia imponibile, sfrutta i “buchi normativi” per pagare meno tasse, non sarà più punibile. Non solo: nel caso in cui ci siano diverse opzioni tributarie tra le quali scegliere, sarà consentito utilizzare quella fiscalmente più economica.

 FALSA FATTURAZIONE

La “frode mediante uso ed emissione di fatture per operazioni inesistenti” -ovvero la falsa fatturazione- sotto la soglia dei mille euro non sarà più reato penale, ma verrà punita solo con una sanzione amministrativa. In precedenza chi ricorreva a questa pratica rischiava la reclusione da 18 mesi a 6 anni. Le Entrate si sono opposte al decreto, proponendo al posto della depenalizzazione un’ attenuazione della pena, introducendo una contravvenzione.

OMESSO VERSAMENTO IVA

L’omesso versamento Iva oltre la soglia dei 50 mila euro verrà depenalizzato. Sono noti alle cronache degli ultimi anni molti casi di “evasione da crisi”, in cui i piccoli e medi imprenditori venivano posti di fronte al dilemma della scelta se versare l’Iva o pagare gli stipendi ai dipendenti, mentre erano in attesa di crediti non pagati dalla Pubblica amministrazione. Dopo l’assoluzione di essi da parte di molti giudici, oggi il reato non sarà più punibile.

 COLLABORAZIONE CON IL FISCO

Le imprese che decideranno di aderire ad un regime di adempimento collaborativo sotto la supervisione dell’Agenzia delle Entrate in caso di dichiarazione dei redditi infedele, avranno una soglia di punibilità doppia rispetto a coloro che non scelgono la collaborazione con il Fisco.

 TERMINI DI ACCERTAMENTO TRIBUTARIO

I termini di accertamento tributario, vale a dire il tempo a disposizione del Fisco per la caccia agli evasori, attualmente è di 4 anni, che possono essere portati a 8 in caso di reato penale. La norma inserita nel decreto sull’abuso del diritto, prevede invece che il raddoppio dei termini di accertamento possa essere concesso all’Agenzia delle Entrate solo nel caso in cui la denuncia penale avvenga entro i termini ordinari di quattro anni, passati i quali l’accertamento diventa nullo. L’Agenzia delle Entrate si è opposta a questa norma, chiedendo di poter allungare i termini nel caso emergano nuovi elementi che possano riaprire le istruttorie.

 

 

 

 

 

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