di Christian Ciarlante

In Italia nascono sempre meno bimbi. A certificarlo è l’Istat che nel suo ultimo rapporto su natalità e fecondità spiega che nel 2016 nel nostro Paese sono nati 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015.

Un trend ormai consolidato, se si pensa che in un arco di otto anni, dal 2008 al 2016, le nascite sono diminuite di oltre 100mila unità. Un calo che interessa soprattutto le coppie formate da genitori italiani, ma che colpisce, anche se in misura minore, le famiglie straniere residenti in Italia.

In Molise si è passati dalle 2611 nascite del 2003 alle 2088 del 2016. Il saldo fra nascite e decessi dal 2002 in poi è sempre stato negativo. La media di componenti della famiglia molisana passa così dai 2,61 del 2003 ai 2,35 del 2016 (1,15 figli a famiglia di cui 1,11 da madri italiane e 1,79 da madri straniere).

Italiani a rischio estinzione? Se non si inverte la rotta rischiamo realmente l’estinzione! La riduzione delle nascite è un fenomeno che riguarda tutti i Paesi industrializzati. L’Italia, però, riesce a fare peggio degli altri.

I nostri giovani emigrano per mancanza di lavoro, di prospettive, ma soprattutto perchè in Italia non vedono il loro futuro. Quasi 150mila ragazzi che ogni anno abbandono il Belpaese per andare a lavorare e vivere all’estero. Un dato sconfortante che mette in luce tutte le difficoltà di uno Stato che non riesce a creare le condizioni per far rimanere i giovani nella loro terra di origine.

Chi sceglie di andare via vede il suo futuro lontano dal nostro Paese e decide anche di crearsi una famiglia nel terra che lo ospita. In questo modo si vanno ad incrementare le nascite in altre nazioni lasciando l’Italia con le culle vuote.

La mancaza di politiche a sostegno della famiglia e la crisi che continua a mordere stanno mettendo ancora di più in difficoltà le famiglie che a fatica cercano di risalire la china, ma senza misure radicali e concrete da parte del governo non ci possono essere sviluppi positivi a lungo termine. Saremo sempre la Stato europeo più claudicante e formato da ultra 70enni che mantegono i giovani che cercano di creasi un futuro.

Ci diciamo che è colpa della crisi, della carriera, della mancanza di servizi, della precarietà, della mancanza di politiche per la famiglia, della conciliazione impossibile tra casa e lavoro. Tutto giusto. Ma c’è anche un’altra domanda da porsi. Quanto costa fare un figlio? Secondo il Codacons non meno di 10 mila euro nei primi anni di vita.

Per Federconsumatori si puo’ arrivare anche 15 mila euro per culla, vestitini e pannolini, visto che le taglie cambiano ogni tre mesi; poi fino a 18 anni servono 170 mila euro per i redditi medi, 274 mila per i medio-alti. Gli italiani non possono più permettersi di avere bambini e avere due figli è difficile anche per le famiglie più abbienti.

Questo è il quadro deprimente in cui ci troviamo e a quanto pare lo rimarrà ancora per lungo tempo visto che il governo ha deciso di dimezzare il bonus bebè, una scelta che risulta essere un ulteriore beffa per le famiglie italiane che contavano su questa entrata per sostenere le spese del nascituro. Addirittura in un primo momento era stato eliminato del tutto, ma poi si è deciso di mantenerlo tagliando i fondi da bravi ‘masochisti’ che siamo.

Il bonus bebè viene prorogato e diventa strutturale, ma si dimezza a partire dal 2019: il 2018 è quindi l’ultimo anno buono per ricevere l’assegno da 80 euro al mese, dal 2019 diverranno 40. La commissione Bilancio del Senato ha infatti approvato l’emendamento alla manovra che rende strutturale il bonus che varrà però solo per il primo anno di età del bambino o per il primo dopo l’adozione (e non più per tre anni).

Questa è la risposta alla crisi di natalità confermata nuovamente dall’Istat nella giornata di ieri. Siamo di fronte all’ennesima scelta scellerata che condizionerà le nostre vite in negativo.

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