di T.A.

Del neo Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Termoli/Larino, Giuseppe Mammarella, ospitiamo l’interessante sua ricerca storica sugli ispettori onorari del passato preposti a Monumenti, antichità, arte ed altro: “Stimolato dalla mia recente nomina a “Ispettore Archivistico Onorario”, ho ritenuto opportuno effettuare una ricerca, però limitata all’area del Basso Molise e che non va oltre gli anni Cinquanta del secolo scorso, sugli Ispettori Onorari, un tempo addetti ai “Monumenti, Scavi e Oggetti di Antichità e d’Arte”. La figura dell’Ispettore Onorario è stata istituita dalla Legge n. 386 del 27 luglio 1907 (artt. 47-53), successivamente modificata, ed ha il compito di coadiuvare, a titolo gratuito, le Soprintendenze nel campo della tutela e della conservazione dei beni culturali. Alla iniziale funzione di custodia dei monumenti, degli scavi archeologici e degli oggetti d’antichità e d’arte, si è aggiunta, nel 1963, anche quella per gli archivi. Gli Ispettori Onorari, però, erano già esistenti. La loro creazione avvenne con R. Decreto ministeriale n. 2440 del 28 marzo 1875.

Per il Circondario di Larino, comprendente nove Mandamenti, per un totale di trentaquattro Comuni, aumentati a trentasei a motivo dell’autonomia concessa prima a Montemitro e poi a Petacciato, il primo Ispettore Onorario fu Diodato (Pardo, Maria) Bucci (1824-1896), Dottore in giurisprudenza e Maggiore della Guardia Nazionale. Si racconta che sulla sua sciabola fece incidere il motto, tratto dal Decalogo: “V non ammazzare”. Nel 1885, su sua istanza, il Ministro della Pubblica Istruzione Michele Coppino dichiarò Monumenti Nazionali le cattedrali di Larino e di Termoli. Tra la fine dell’Ottocento e gli albori del Novecento, fu nominato Ispettore Onorario Alberto (Giandomenico, Vincenzo) Magliano (1846-1929), più volte Sindaco di Larino (dal 1899 al 1904 e dal 1906 al 1914) che, nel 1895, pubblicò un’opera di fondamentale interesse, iniziata dal nonno paterno Giandomenico, dal titolo: “Larino. Considerazioni storiche sulla Città di Larino”. Lasciò altri scritti tra cui meritano una particolare menzione i “Brevi cenni storici sulla Città di Larino” dati alle stampe nel 1925. A lui è intitolata una delle principali arterie urbane della città frentana. Su proposta unanime dei RR. Soprintendenti alle Antichità della Campania e del Molise (Napoli) e dell’Arte Medioevale e Moderna (L’Aquila), a seguito del Decreto Reale del 10 agosto 1928, assunse la carica di “Ispettore Onorario per i Monumenti, Scavi ed Oggetti di Antichità e d’Arte” per la circoscrizione dell’ex Circondario di Larino (nel 1927 vennero soppressi i Circondari con le Sottoprefetture) don Vincenzo (Tomaso, Giuseppe, Giacinto, Vittorio) Levante (1887-1938). Ordinato sacerdote nel 1911, fu autore di un interessante ed inedito dattiloscritto (1934) dal titolo: “Larinum, cenni storici”, custodito nell’Archivio Storico Diocesano a Larino. Ebbe il merito di avere prodotto l’ampia documentazione e poi attentamente seguito l’iter che determinò l’elevazione della cattedrale di Larino alla dignità di “basilica” (Breve pontificio del 13 luglio 1928). L’immediato successore di Levante fu Ernesto (Giuseppe, Umberto) De Rosa (1883-1942), Scrittore, Poeta ed Archeologo. Riuscì a riportare alla luce importanti cimeli dell’antica Larino che sistemò lungo il viale della stazione ferroviaria in un luogo ancora oggi denominato “Ara Frentana”. Autore di vari scritti tra cui “Il Molise nell’Archeologia e nella Storia dell’Arte” (1938), collaborò con vari personaggi d’eccezione tra cui il noto Archeologo ed Architetto Armin von Gerkan, primo Direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, e Amedeo Maiuri, Soprintendente alle Antichità di Napoli e del Mezzogiorno nonché Direttore del Museo Archeologico di Napoli, che ospitò più volte a Larino. Direttore del giornale locale “Il Giovane Sannio”, qualche decennio fa, gli è stata intitolata una strada nella città frentana. Chiude la serie degli Ispettori Onorari, competenti sull’intera area basso-molisana, in carica fino alla metà del Novecento don Giuseppe (Antonio) Lattanzio (1910-1991). Sacerdote dal 1933 e poi Canonico della cattedrale di Larino, si laureò in Lettere moderne ed insegnò anche presso l’allora prestigioso Liceo “D’Ovidio” della città frentana. Nel 1948 pubblicò le “Pagine di storia e di fede in occasione dell’XI Centenario di S. Pardo” e si adoperò per la riduzione in pristino della cattedrale di Larino, eseguita dal 1952 al 1955. “…Senz’aiuti iniziali, avversato anche dai soliti, placidi e vegetativi nemici delle novità (e non solo n. d. a.) si tuffò nell’ardita impresa…” (da G. O. De Gennaro “Larino e la sua Cattedrale”, Napoli 1955) restituendo il Monumento alla sua primitiva bellezza. Per la prima metà del Novecento si registrano altri due “Ispettori Onorari”, entrambi termolesi, con facoltà, però, di svolgere la funzione nel solo Mandamento della città adriatica comprendente, oltre al capoluogo, i Comuni di San Giacomo degli Schiavoni e Campomarino. Si tratta di don Luigi Ragni (1869-1949), ordinato sacerdote nel 1892. Dopo aver conseguito la laurea, nel periodo compreso tra il 1906 ed il 1927 insegnò lettere prima a Teramo, poi a Bari e successivamente a Chieti. Tra il 1927 ed il 1942 ricopri a Napoli la cattedra di latino e greco al Liceo “G. Garibaldi”, e pochi anni prima del suo decesso tornò definitivamente a Termoli. Dal 1917 Canonico Onorario della cattedrale adriatica, fu autore di varie pubblicazioni tra cui “Il Duomo di Termoli” (1907) e “Dolores” (1929), dramma lirico in quattro atti ispirato al sacrificio dei fratelli Brigida. L’altro è Giulio (Giacomo, Alessandro) D’Andrea (1881-1956), Insegnante elementare e Giornalista. Fu corrispondente per Termoli de “Il Giornale d’Italia” e collaborò con alcuni periodici tra cui “La provincia del Molise”. Con Decreto del 29 gennaio 1932 fu confermato nell’Ufficio di “Ispettore Onorario” per il Mandamento di Termoli e con un successivo provvedimento del 16 marzo 1935 gli fu rinnovato l’incarico fino al 31 dicembre 1937. Pubblicò i “Cenni storici sulla Città di Termoli” (1929) e subito dopo “Termoli nelle sue Memorie” (1930)”.

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