Isernia – Auditorium Unità D’Italia.

Una sala gremita di giovani e meno giovani, attenti ai relatori, il filosofo venafrano Francesco Giampietri e il poeta professore di lettere Giuseppe Napolitano che ha curato la prefazione dell’ultima pubblicazione di Vanni, il quale illustra eloquentemente “Plasmodio”scrivendo, tra l’altro: «I temi ricorrenti nella poesia di Antonio Vanni sono presenti in questo suo Plasmodio: gli affetti familiari soprattutto, e lo stupore del mondo.

Che poi è pure un po’ la stessa cosa: ci si stupisce del mondo che abbiamo intorno, che abitiamo, proprio se lo guardiamo con gli occhi degli affetti che abbiamo intorno, che abitiamo.

Perché – e qui ne troviamo un’ampia esemplificazione lirica – siamo capaci di vivere bene, in sintonia cioè con l’ambiente, umano e fisico, se conserviamo la capacità di stupirci di fronte alle cose.

Un po’ Pascoli e un po’ Francesco, ma filtrati entrambi nella più moderna visione di una realtà che è purtroppo ancora contaminata da brutture e dolore, e perfino schizofrenica, ma pur consente – a chi abbia occhi di fanciullo – una valvola di sicurezza, forse la maglia strappata nella rete che ci vincola alla concretezza dello spazio: il poeta sa dove cercare e come cantare una dimensione di salvezza, magari in sé, nella sua mente e nel suo sguardo, nella consapevolezza di essere abitatore del mondo, ma al tempo stesso di potere, di dovere oltrepassare la siepe.»

Momenti di grande pathos, quando Antonio Vanni ha voluto declamare alcune poesie, dedicandole ai suoi affetti familiari, in cui è trapelata la grande sensibilità del poeta e la sua forza interiore nell’essere riuscito – come il titolo scelto per la pubblicazione indica sapientemente – con “Plasmodio”, letteralmente  a plasmare, a rendere accettabile e trasformarlo in naturale sofferenza, quell’odio che si prova nell’abbandono della persona amata, di un coniuge in questo caso e quella malinconia che ognuno si porta dentro, senza poter dimenticare.

Traslare l’odio in accettazione di una volontà suprema, di una scelta naturale della persona che bisogna sublimare nel naturale corso degli eventi di vita.

Questo l’insegnamento, sagace, che Vanni vuole trasferire alle generazioni attuali e del futuro, nell’evitare quelle violenze, i femminicidi che spesso scaturiscono dai rapporti finiti e dalla mancata accettazione della volontà del coniuge.

Antonio Vanni è nato a Isernia il 16 dicembre 1965. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie: La nube (1984, Tipografia San Benedetto, Cassino, pref. di Sara Del Vento, Postfazione di Amerigo Iannacone), Alcadi (1986, Ed. Pomezia Notizie, pref. di Amerigo Iannacone), Viale dei persi (1987, Ed. Pomezia Notizie, pref. di Orazio Tanelli), L’albero senza rami e la luna (1992, pref. di Giorgio Bàrberi Squarotti, Genesi Ed., Torino), Diario di una nuvola bassa (1994/20142, Ed. Eva, Venafro, pref. di Vincenzo Rossi), L’Ariel (1997, Pref. di G. Bàrberi Squarotti, Genesi Ed., Torino), Rosa carsica (1999, Pref. di P. Maffeo, Fondi, Premio “Libero De Libero” 1997), Il porto vecchio delle farfalle (2000, Pref. di M. G. Lenisa, Bastogi Ed., Foggia), Le artemie (2004, Pref. di Paolo Ruffilli, Edizioni del Leone, Venezia). La Passeggiata – Racconti brevi (2007, Ed. Eva, Venafro). Nel 1995 Fulvio Castellani pubblica la monografia Dai gradini del tempo e del sogno – Introduzione alla poesia di Antonio Vanni.

Plasmodio

Antonio Vanni

Editore: Edizioni Eva

Collana: La stanza del poeta

Anno edizione: 2017

Pagine: 56 p.,