Isernia si candida a “Capitale Italiana della Cultura 2021”. Perbacco…! La notizia sarebbe anche di pregio, se fossimo in una realtà che mastica pane e cultura, ma sfortunatamente noi si viaggia su binari opposti. Non abbiamo una visione della città in tal senso, non ci sono progetti vagamente culturali miranti ad un’azione di sviluppo, non abbiamo grandi manager della cultura, professione diversa dall’organizzatore di eventi come le 4 giornate dedicate al Paleolitico.

Isernia dovrebbe cominciare per avere qualche chance, ad elaborare un progetto convincente, ma allo stato attuale non c’è nessuna formula vincente. Se non si esprimono politiche pubbliche di alto profilo e, soprattutto moderne, sulla cultura si parte svantaggiati. Se i progetti partono in ritardo e senza essere pensati su più direttrici, le possibilità di trionfare sono scarsissime. Per divenire “Capitale della Cultura” è necessario avere già chiaro da alcuni anni il progetto che si vuole presentare.

Che tipo di disegno presenterà Isernia? Su cosa il discorso dovrebbe ruotare? La candidatura è ammirevole, rappresenterebbe un punto di svolta epocale se davvero si raggiungesse l’ambito traguardo, ma non sarà il nostro caso: possiamo dormire tranquilli! Non siamo ancora in grado di stare dietro a tali processi che richiedono energie ed esperienze realmente innovative che nascono anche al di là delle politiche pubbliche. In futuro? Mai dire mai!