Chi gestirà l’auditorium nel futuro e troverà la possibilità di realizzare una plus valenza, oltre a permettere il mantenimento dei costi fissi di gestione sarà insignito del premio Nobel all’economia.

auditorium is big

Certamente così come si gestisce a livello comunale non ha molto valore se non quello politico amministrativo, con quote simboliche per chi vuole prendere in fitto per un evento gli spazi e i 700 posti a sedere può farlo, con una misera spesa, e così  lucrare ai danni del comune di Isernia e della collettività. Il Mausoleo costato denaro da risanamento di debito pubblico, circa 55 milioni di euro, e non ancora ultimato, si fitta alla modica cifra di soli 350 euro al giorno. Per recuperare un investimento così esoso, ci vorranno 20 generazioni di isernini e forse non basteranno.

Il simbolo dell’Unità D’Italia è comunque, oramai una realtà, volente o nolente, è lì a far bella mostra di se. L’imponente struttura è divenuta un elemento urbano di straordinario valore, ma ha cancellato, catalizzando l’attenzione di tutti, le aspettative delle altre sale spettacoli di Isernia. Associazioni, Club, Istituzioni etc.  preferiscono – a parità di costi – gestire gli eventi nella preziosa sala: chi non lo farebbe?

L’interrogativo che è stato recentemente avanzato, è come trasformare la struttura ormai ultimata in una reale risorsa per la città molisana, attirando flussi di visitatori e posti di lavoro in quella che il sindaco Melogli aveva promesso essere una “macchina da soldi”, ed oggi è solo un dispendioso scatolone di cemento nella gestione dell’esiguo bilancio comunale.

In tutta la stagione teatrale 2012-2013, l’Auditorium di Isernia ha offerto 8 spettacoli. Nel maggio 2013 il governatore Paolo Frattura proponeva di rilanciare la struttura trasformandola in un “polo formativo di eccellenze” con la creazione di un “centro formativo-laboratorio permanente dello spettacolo.

L’attuale sindaco Luigi Brasiello, vuole trasferirci le facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza di Roma sede distaccata di Infermieristica e Igienistica Dentale di Isernia.

Insomma, il problema di mettere a reddito e creare posti di lavoro attraverso l’auditorium scervella gli amministratori.

Nel primo periodo prendeva piede l’idea di investire sulla figura di un direttore per organizzare stagioni di straordinaria valenza musicale e artistica, ma investire in questa direzione si rivelava improponibile.

Si iniziò a cercare esperti che avrebbero dovuto lavorare gratuitamente per allestire cartelloni allettanti, ma anche questa ipotesi si arenò miseramente.

Oggi L’Assessore alla Cultura del comune di Isernia Cosmo Galasso, cerca di sopperire alla meno peggio alle lacune ereditate. L’auditorium si palesa quale grande involucro da riempire e far funzionare. Ricordiamo che è necessario un investimento di circa un milione di euro per realizzare la cassa armonica, in quanto i fondi da 5 milioni di euro iniziali fino ai 55 spesi, non sono – stranamente bastati – per dotare dell’indispensabile cassa armonica per i concerti la sala maggiore. Ricordiamo, per rinfrescare la memoria, che al concerto inaugurale del 31 marzo 2012, suonò il violinista Uto Ughi accompagnato dall’orchestra dei Filarmonici di Roma, il fitto della cassa armonica al teatro San Carlo di Napoli costò la modica cifra di 50 mila euro per una sola giornata. Improponibile realizzare, quindi concerti di livello senza questo importantissimo elemento.

Con un bando comunale si voleva dare in fitto la hall antistante la sala maggiore, ma dati i costi elevati, si parlava di 5 mila euro mensili, nessuno rispose al bando.

Cosa fare allora dell’auditorium? Continuare ad elargirla quasi gratuitamente a speculatori dello spettacolo, che lucrano, a carico dei contribuenti isernini, oppure trovare la strada di una gestione distaccata dalla politica e più funzionale alla creazione di posti di lavoro?

La strada maestra potrebbe essere dettata dalla costituzione di una cooperativa di giovani esperti in organizzazione di eventi, che potrebbero rivalutare la struttura realizzando accordi con impresari dello spettacolo, con il consolidato sistema del rischio frazionato.

Vale a dire: “ Il costo reale della gestione: luce, riscaldamento, pulizie etc. che incidono di circa 1.000 euro ad evento sarebbero a carico dell’impresario che ne fa richiesta. Al botteghino, sui biglietti, la cooperativa avrebbe diritto una percentuale sugli incassi che in questi casi oscilla dal 20 al 30%. In questo modo, con la giusta pubblicità e le persone qualificate, oltre ai normali contributi mirati per lo spettacolo, si porrebbe a reddito finalmente l’auditorium, creando anche lavoro che in questo momento è un miraggio in città.”

Certamente continuerebbe ad essere utilizzato non per la funzione principale per cui è stato creato – concerti di livello – ma si approfitterebbe per realizzare cartelloni teatrali e musicali che non richiedono cassa armonica.

 

Pietro Tonti

 

 

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