di T.A.

E’ un periodo particolare quello in atto a Venafro. E’ in pieno svolgimento -si è giusto alla metà del percorso- lo storico “MESE DI SAN NICANDRO”, ossia i trenta giorni di fede, preghiere, riti e manifestazioni personali che portano alle ricorrenze patronali del 16, 17 e 18 giugno in onore dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria. Questi furono paladini e splendidi fondatori della fede cristiana a Venafro e dintorni ai tempi dell’Imperatore Diocleziano, che ne avallò la decapitazione nel 303 d.C. credendo così nel tracollo del Cristianesimo e nella continuità del paganesimo, progetto però miseramente fallito. E proprio per ribadire la loro piena e convinta fede cristiana e l’assoluta vicinanza agli esempi di vita dei Santi Martiri, i venafrani nel periodo non lesinano iniziative di vario tipo. Tra le tante, se ne citano due in particolare : la presenza massiccia alle h 7.00 di ogni mattina, iniziata il 17 maggio scorso e che proseguirà sino al 17 giugno prossimo, ricorrenza di San Nicandro riportata anche sul calendario 2024 di San P. Pio edito dalla Provincia Monastica di S. Angelo e S. P. Pio dei Padri Cappuccini, la presenza -si scriveva- alle h 7.00 del mattino di tanti fedeli in Basilica per il rito mattutino e, nient’affatto secondario, il piacere di molti nel corso di tale “MESE DI SAN NICANDRO” di suonare all’organo dello stesso luogo di culto l’INNO AI SANTI MARTIRI, scritto nel 1881 dal poeta venafrano Raffaele Atella e musicato dal canonico Domenico Criscuolo. E non sono pochi i forestieri di passaggio che, entrati in Basilica per una preghiera, restano estasiati da suono e canto di tale INNO. Testimonianze bellissime di fede che si rafforzano ogni anno col trascorrere del tempo, quali segni meravigliosi cementati dalla passione di tutti.

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