Manuela Petescia, nota giornalista molisana e direttore di Telemolise, è stata oggetto di una pesante campagna diffamatoria da parte di anonimi leoni da tastiera che pensavano di farla franca nascondendosi dietro fake, troll e profili falsi, per vomitare insulti e minacce fisiche su Facebook, sia in pubblico che in privato, o su pagine Internet “usa e getta”.

I diffamatori seriali, questa volta, hanno sbagliato bersaglio perché la Petescia non ha lasciato correre, e come un segugio, si è messa sulle tracce dei suoi persecutori arrivando a stanare le prede. Con grande caparbietà, come aveva promesso, nello scetticismo diffuso del popolo di anonimi, è riuscita ad individuare gli imbecilli e a denunciarli alle autorità preposte.

Ora, questi signori, per modo di dire, sono a giudizio per diffamazione (Art. 595 cp) e minaccia (Art. 612 cp), arricchite dagli art. 61 cp (Circostanze aggravanti) e 81 cpv (Reato continuato). Il direttore ha ringraziato la Polizia postale e la Procura di Campobasso per lo straordinario lavoro svolto.

Non è stato facile arrivare a queste persone, ma come ha scritto Manuela Petescia sul suo profilo:

“Quando si tratta di Fb, in procura e in polizia postale bisogna andare con indizi e collegamenti ben precisi (cosa che ho fatto trascorrendo lunghe notti al pc). Perché il colosso Fb difficilmente dà informazioni, dunque sporgere querela contro anonimi non è sufficiente. Ma dalla mia parte ho avuto anche competenze tecniche spettacolari della polizia postale di Campobasso e una Procura che ha mostrato solerzia e vicinanza CONCRETA alle donne. Ero stata oggetto di una campagna ‘VOMITEVOLE’, tanto da non aver voluto postare le frasi (anche di violenza fisica) che avevo ricevuto. Scrivevano e cambiavano profilo in continuazione”.

Ora, l’auspico, è che questi ‘stalker’ paghino per i reati commessi e siano puniti dalla legge con severità. Quanto accaduto sia da monito a tutti quelli che pensano di essere più furbi degli altri, perché non è così, chi cerca di distruggere la vita e la reputazione altrui, in questo modo barbaro, deve pagare per le sue azioni.

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